mercoledì 30 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
lunedì 21 giugno 2010
Editoriale: quando non sai fare impresa!
Quando non sai fare azienda: la cultura del silenzio!
di Giovanni Carlini, sociologo impegnato nel marketing
Per cogliere direttamente l’essenza del problema serve un esempio: immaginiamo una coppia di giovani sposini che vorrebbe vivere tutta la vita insieme, invecchiando l’uno a fianco dell’altro. Il proposito è buono quanto condivisibile, forse sarà effettivamente così. Osservando bene, si scopre che entrambi i coniugi, o uno di essi, soffre di una spiccata sensibilità alle relazioni extra coniugali. Con questa informazione, quante probabilità ha la giovane coppia di passare la vita insieme? Qualcuno potrebbe dire: non è detto, il partner infedele o anche entrambi potrebbero maturare, ma la risposta sarebbe che ugualmente la percentuale di successo si ridurrebbe drasticamente a poche unità dal precedente seppur alto 70%; ora a un 5 forse 4%
Se questo concetto è chiaro, proseguiamo nel dettaglio.
Da anni si stanno spingendo le imprese alla massima efficienza possibile, quindi contrazione delle spese, ampliamento dei mercati, addestramento e formazione, uso delle lingue straniere, tecnologia e informatizzazione in ogni stadio. Non solo, parliamo di qualità, marketing, sito web, e-commerce e chi più ne ha ne metta, ma poi il crollo. Cosa manca a imprenditori che lavorano anche 12-13 ore al giorno e la sera vanno a letto ubriachi di stanchezza? Il dono della parola e la capacità di pensare!
Interpellata questa “gente”, per portarla al clamore della stampa con interviste, domande, fotografie da pubblicare (in pratica pubblicità gratuita che viene diffusa in Italia e all’estero) come rispondono? Non dicono nulla, ovvero la risposta è una non risposta.
In questi giorni sto scrivendo un Dossier Arabia Saudita per gli imprenditori occidentali del pulito (industria chimica e articoli per la pulizia) per focalizzare l’interesse in export che potrebbe avere quel mercato. Come già fu per la Russia, l’Arabia Saudita non risponde, ma non è una novità. Chi vuole avventurarsi in Libia, come in tutto il Medio Oriente, ad esempio, deve mettere in bilancio un’obiettiva difficoltà dell’interlocutore locale, il quale s’irrita se si dovessero prendere appunti giorno per giorno su quanto detto, perché nel loro stadio culturale, piace rincominciare da capo in ogni seduta della trattativa. Queste sono le loro regole “del gioco” e non a caso, come afferma Samuel P. Huntington, nel suo famoso libro “Lo scontro delle civiltà”, permangono ampie differenze tra stili di vita. Se ciò vale quando si tratta di “altre culture”, poi si scopre che tutto il mondo è paese. L’ultimo riferimento è per il grande e importante imprenditore del parquet di Brescia, che non sa spiccicare una parola di fronte a una banale richiesta d’intervista, sollecitata più volte, anche mezzo telefono. Triste farsi fare un pavimento da chi non ha la capacità di sintetizzare cosa rappresenti la sua impresa sul mercato oltre 4 assi, 2 chiodi e un po’ di colla. Ovviamente il riferimento s’estende anche al sud, cogliendo la provincia di Bari. Sono solo ultimi esempi di una lunga serie.
Chiaramente sto insegnando alle giovani leve della futura imprenditoria, a non cadere nella trappola del non saper rispondere alle domande più semplici: cosa si vende, come va il mercato, quali prospettive e cosa si sta facendo. Però resta molto diffusa questa immaturità professionale, da parte dei nostri imprenditori. Come si può pretendere che non falliscano soggetti del genere, troppo indaffarati per pensare? Il mercato è sempre più selettivo; non è difficile indovinare da dove è già iniziato lo sfoltimento di un eccesivo numero d’imprenditori non maturi nel ruolo.
Nel mondo della comunicazione (non tanto solo della globalizzazione) l’incapacità a spiegarsi dando, un senso al proprio ruolo sul mercato, è un peccato mortale. Porvi rimedio è semplice, basta smettere di lavorare senza pensare.
di Giovanni Carlini, sociologo impegnato nel marketing
Per cogliere direttamente l’essenza del problema serve un esempio: immaginiamo una coppia di giovani sposini che vorrebbe vivere tutta la vita insieme, invecchiando l’uno a fianco dell’altro. Il proposito è buono quanto condivisibile, forse sarà effettivamente così. Osservando bene, si scopre che entrambi i coniugi, o uno di essi, soffre di una spiccata sensibilità alle relazioni extra coniugali. Con questa informazione, quante probabilità ha la giovane coppia di passare la vita insieme? Qualcuno potrebbe dire: non è detto, il partner infedele o anche entrambi potrebbero maturare, ma la risposta sarebbe che ugualmente la percentuale di successo si ridurrebbe drasticamente a poche unità dal precedente seppur alto 70%; ora a un 5 forse 4%
Se questo concetto è chiaro, proseguiamo nel dettaglio.
Da anni si stanno spingendo le imprese alla massima efficienza possibile, quindi contrazione delle spese, ampliamento dei mercati, addestramento e formazione, uso delle lingue straniere, tecnologia e informatizzazione in ogni stadio. Non solo, parliamo di qualità, marketing, sito web, e-commerce e chi più ne ha ne metta, ma poi il crollo. Cosa manca a imprenditori che lavorano anche 12-13 ore al giorno e la sera vanno a letto ubriachi di stanchezza? Il dono della parola e la capacità di pensare!
Interpellata questa “gente”, per portarla al clamore della stampa con interviste, domande, fotografie da pubblicare (in pratica pubblicità gratuita che viene diffusa in Italia e all’estero) come rispondono? Non dicono nulla, ovvero la risposta è una non risposta.
In questi giorni sto scrivendo un Dossier Arabia Saudita per gli imprenditori occidentali del pulito (industria chimica e articoli per la pulizia) per focalizzare l’interesse in export che potrebbe avere quel mercato. Come già fu per la Russia, l’Arabia Saudita non risponde, ma non è una novità. Chi vuole avventurarsi in Libia, come in tutto il Medio Oriente, ad esempio, deve mettere in bilancio un’obiettiva difficoltà dell’interlocutore locale, il quale s’irrita se si dovessero prendere appunti giorno per giorno su quanto detto, perché nel loro stadio culturale, piace rincominciare da capo in ogni seduta della trattativa. Queste sono le loro regole “del gioco” e non a caso, come afferma Samuel P. Huntington, nel suo famoso libro “Lo scontro delle civiltà”, permangono ampie differenze tra stili di vita. Se ciò vale quando si tratta di “altre culture”, poi si scopre che tutto il mondo è paese. L’ultimo riferimento è per il grande e importante imprenditore del parquet di Brescia, che non sa spiccicare una parola di fronte a una banale richiesta d’intervista, sollecitata più volte, anche mezzo telefono. Triste farsi fare un pavimento da chi non ha la capacità di sintetizzare cosa rappresenti la sua impresa sul mercato oltre 4 assi, 2 chiodi e un po’ di colla. Ovviamente il riferimento s’estende anche al sud, cogliendo la provincia di Bari. Sono solo ultimi esempi di una lunga serie.
Chiaramente sto insegnando alle giovani leve della futura imprenditoria, a non cadere nella trappola del non saper rispondere alle domande più semplici: cosa si vende, come va il mercato, quali prospettive e cosa si sta facendo. Però resta molto diffusa questa immaturità professionale, da parte dei nostri imprenditori. Come si può pretendere che non falliscano soggetti del genere, troppo indaffarati per pensare? Il mercato è sempre più selettivo; non è difficile indovinare da dove è già iniziato lo sfoltimento di un eccesivo numero d’imprenditori non maturi nel ruolo.
Nel mondo della comunicazione (non tanto solo della globalizzazione) l’incapacità a spiegarsi dando, un senso al proprio ruolo sul mercato, è un peccato mortale. Porvi rimedio è semplice, basta smettere di lavorare senza pensare.
foto per stimolare idee
sabato 19 giugno 2010
Editoriale: la sintesi
E’ cambiato il gusto e il modo d’intendere il prodotto, da parte dei consumatori
Di Giovanni Carlini – sociologo, esperto di marketing
Oggi è sabato, siamo verso fine mese. Come sempre prendo le ultime 20-25 copie del Sole 24Ore e prima di cestinarle, riguardo rapidamente tutto. Si tratta di un’operazione di ripasso che dura circa tre ore, ritrovando i diversi articoli già letti e sottolineati, su cui ci sono anche degli appunti, spesso non generosi sui chi ha scritto. Da ciò segue l’archiviazione. Così riesco a far scorrere un tratto di tempo effettivamente minimo (neppure un mese) ma molto intenso, rendendomi conto di quanto quest’era corra, pur portandosi con sé un mondo di particolari. Grazie alla visione d’insieme delle quasi 1300 pagine sfogliate, provo a trarre delle sintesi.
Il caso Pomigliano, la Grecia, lo scivolamento verso la deflazione, l’euro che non può morire ma il dollaro che non sta meglio, l’inutile litigiosità della politica, l’assenza di visuali, il calo del 70% produttivo per qualche impresa del settore automotive, l’export che tira, ma rappresenta solo una zattera per un mercato fermo, e un insieme d’altri mini aspetti. generano in me una domanda. Com’è possibile che ci siano interi settori che crollano nell’arco di pochi mesi? C’è poi l’inchiesta dove si scopre che la maggioranza degli imprenditori italiani più che temere l’insoluto è certa di una forte contrazione della domanda, in questo 2010. Se il quadro è questo, allora la sintesi non può che essere:
a) il confronto per stabilire come sale o scende la produzione, non può essere applicato sul 2009 ma deve risalire a prima del giugno 2008; (inizio ufficiale della grande crisi odierna)
b) se un bene (vedi autovettura) cade in termini di produzione con valori così grandi e in pochissimo tempo, non si tratta più solo di crisi, ma di un cambio nei gusti e desideri dei consumatori;
c) è in atto uno spostamento dei bisogni verso nuovi modelli comportamentali di consumo più sobri, ecologicamente evoluti, non necessariamente più semplici sul piano tecnico, ma certamente accessibili e facili nell’uso;
d) nel nuovo identikit di prodotto c’è uno stile di vita che cambia. Non è vero che tale evoluzione sia stata indotta dalla crisi, ma trae forza da nuovi modelli sociali. Ad esempio con il taglio delle pensioni (nel 1978 ci si ritirava con il 98% dello stipendio, nel prossimo futuro, per detta del Governatore della Banca d’Italia, si parla del 45%) stiamo modificando le regole sociali di base. Nella mia generazione i genitori erano più ricchi dei figli, oggi stiamo andando verso un modello di società “rovesciato”, per cui i giovani, nell’indefinitezza del lavoro alternante, saranno più ricchi dei loro genitori. Che sia giusto o sbagliato non lo so, da sociologo rilevo il cambio d’impostazione con gusti, pensieri, bisogni completamente diversi.
Per un’azienda che vuole restare sul mercato, qualsiasi sia il segmento d’attività, il punto è se intercetta o no le nuove tendenze, che ancora non sono chiare per gli stessi consumatori alla ricerca di “altro”. Resterà protagonista chi saprà educare il cliente al suo prodotto e si preoccuperà di collaborare nel fare insieme qualcosa che serva a entrambi: per l’azienda che produce e chi consuma. Questo bisogno di formare il cliente però, non può più essere perseguito con la pubblicità massiccia, come fatto nei decenni precedenti, perché anche quel modello espressivo è superato.
Purtroppo così il mondo si fa ancora più complesso e selettivo. Per navigarci serve utilizzare senza indugio tutti gli strumenti conosciuti ovvero un piano di marketing, una politica commerciale che ne esegua i diversi passaggi, una del personale, una strategia d’insieme, una di qualità. A ben guardare sono aspetti noti a tutti, ma non applicati, ed ecco perché qualcuno resterà e altri scompariranno.
Di Giovanni Carlini – sociologo, esperto di marketing
Oggi è sabato, siamo verso fine mese. Come sempre prendo le ultime 20-25 copie del Sole 24Ore e prima di cestinarle, riguardo rapidamente tutto. Si tratta di un’operazione di ripasso che dura circa tre ore, ritrovando i diversi articoli già letti e sottolineati, su cui ci sono anche degli appunti, spesso non generosi sui chi ha scritto. Da ciò segue l’archiviazione. Così riesco a far scorrere un tratto di tempo effettivamente minimo (neppure un mese) ma molto intenso, rendendomi conto di quanto quest’era corra, pur portandosi con sé un mondo di particolari. Grazie alla visione d’insieme delle quasi 1300 pagine sfogliate, provo a trarre delle sintesi.
Il caso Pomigliano, la Grecia, lo scivolamento verso la deflazione, l’euro che non può morire ma il dollaro che non sta meglio, l’inutile litigiosità della politica, l’assenza di visuali, il calo del 70% produttivo per qualche impresa del settore automotive, l’export che tira, ma rappresenta solo una zattera per un mercato fermo, e un insieme d’altri mini aspetti. generano in me una domanda. Com’è possibile che ci siano interi settori che crollano nell’arco di pochi mesi? C’è poi l’inchiesta dove si scopre che la maggioranza degli imprenditori italiani più che temere l’insoluto è certa di una forte contrazione della domanda, in questo 2010. Se il quadro è questo, allora la sintesi non può che essere:
a) il confronto per stabilire come sale o scende la produzione, non può essere applicato sul 2009 ma deve risalire a prima del giugno 2008; (inizio ufficiale della grande crisi odierna)
b) se un bene (vedi autovettura) cade in termini di produzione con valori così grandi e in pochissimo tempo, non si tratta più solo di crisi, ma di un cambio nei gusti e desideri dei consumatori;
c) è in atto uno spostamento dei bisogni verso nuovi modelli comportamentali di consumo più sobri, ecologicamente evoluti, non necessariamente più semplici sul piano tecnico, ma certamente accessibili e facili nell’uso;
d) nel nuovo identikit di prodotto c’è uno stile di vita che cambia. Non è vero che tale evoluzione sia stata indotta dalla crisi, ma trae forza da nuovi modelli sociali. Ad esempio con il taglio delle pensioni (nel 1978 ci si ritirava con il 98% dello stipendio, nel prossimo futuro, per detta del Governatore della Banca d’Italia, si parla del 45%) stiamo modificando le regole sociali di base. Nella mia generazione i genitori erano più ricchi dei figli, oggi stiamo andando verso un modello di società “rovesciato”, per cui i giovani, nell’indefinitezza del lavoro alternante, saranno più ricchi dei loro genitori. Che sia giusto o sbagliato non lo so, da sociologo rilevo il cambio d’impostazione con gusti, pensieri, bisogni completamente diversi.
Per un’azienda che vuole restare sul mercato, qualsiasi sia il segmento d’attività, il punto è se intercetta o no le nuove tendenze, che ancora non sono chiare per gli stessi consumatori alla ricerca di “altro”. Resterà protagonista chi saprà educare il cliente al suo prodotto e si preoccuperà di collaborare nel fare insieme qualcosa che serva a entrambi: per l’azienda che produce e chi consuma. Questo bisogno di formare il cliente però, non può più essere perseguito con la pubblicità massiccia, come fatto nei decenni precedenti, perché anche quel modello espressivo è superato.
Purtroppo così il mondo si fa ancora più complesso e selettivo. Per navigarci serve utilizzare senza indugio tutti gli strumenti conosciuti ovvero un piano di marketing, una politica commerciale che ne esegua i diversi passaggi, una del personale, una strategia d’insieme, una di qualità. A ben guardare sono aspetti noti a tutti, ma non applicati, ed ecco perché qualcuno resterà e altri scompariranno.
qualcuno è soddisfatto del nostro lavoro
Estendo a tutti voi un commento di un nostro allievo, che appare soddisfatto.
Grazie squadra dell'ISP
giovanni
--- Gio 10/6/10, bogettostefano@libero.it ha scritto:
Da: bogettostefano@libero.it
Oggetto: R: e vai!!
A: "Giovanni Carlini"
Data: Giovedì 10 giugno 2010, 23:05
Spero un giorno, tra tanti anni, di poter ringraziare il destino che mi ha convinto a partecipare al corso della ISP....
Grazie squadra dell'ISP
giovanni
--- Gio 10/6/10, bogettostefano@libero.it
Da: bogettostefano@libero.it
Oggetto: R: e vai!!
A: "Giovanni Carlini"
Data: Giovedì 10 giugno 2010, 23:05
Spero un giorno, tra tanti anni, di poter ringraziare il destino che mi ha convinto a partecipare al corso della ISP....
martedì 8 giugno 2010
uno stimolo per essere migliori noi tutti
A tutti i miei studenti d’economia dei più corsi e classi.
In prossimità degli esami, sia di maturità che di facoltà, al compimento del mio 52° anno d’età, desidero salutarvi focalizzando alcuni concetti.
Vi ho preparati per essere una risposta a un bisogno. Quindi stimolati e arringati nel ragionare e porre in relazione i fatti tra loro. Sicuramente a molti ho dato come voto “zero”, quindi sgridati e inchiodati nei vostri balbettii e silenzi, ma con uno scopo ben preciso, costringervi a rispondere!
Il filo conduttore delle nostre analisi è sempre stato costante: selezionare tra molti particolari solo quelli fondamentali, studiarli, assemblarli in un ragionamento che stia in piedi e collaudarlo. Le sfide che ho posto, avevano questo unico scopo: indurre a raccogliere tutte le conoscenze e organizzare-arrangiare-osare-tentare una soluzione. La vita è questa. Lo è per voi, che l’avete tutta schierata e non ne siete coscienti, lo è per me, che per la maggior parte è ormai alle spalle e ne sono cosciente.
Indipendentemente dalla quantità di tempo che mi è stato concesso, ho chiesto chi tra voi sarà il nuovo leader della nostra comunità, ho cercato il genio e contribuito a formarlo. Chi sarà il nuovo Krugman per l’economia, o il Nash nei calcoli matematici sulla teoria dei giochi; a chi ci affideremo per trovare idee, concetti, punti di vista. Quale faro saprà illuminarci nella ricerca tra nessi e logiche, per meglio vivere quotidianamente? Quindi vi esorto a pensare per tutta la vita, per amare di più chi vi sarà accanto e pubblicare studi e sensazioni, affinché ogni giorno della vostra esistenza sia anche nostro, acquisendo più pazienza, più idee, più coscienza e umanità, che non vuol dire affatto solidarietà, ma selezione e identificazione per schemi culturali.
Ciò vuol dire che non esiste l’economia per tutti, ma va distinta a seconda dello schema sociale nel quale si vive. Imparai questi concetti tanti anni fa, scrivendo la tesi di laurea in economia, che applicai al Sud Africa dove allora, appena terminata l’apartheid, quel paese era di moda. Scrissi molto, ma quando poi cercai d’applicare, mi resi conto d’aver dimenticato l’aspetto sociale. Le persone modellano le soluzioni, tanto che l’una non è compatibile all’altra ed è per questo che esiste la scelta (forse libero arbitrio) tra più opzioni, concetto che vi ho insegnato, prevedendo il collasso sociale della Cina. Concludendo (tutto finisce anche se non sembra) non si nasce donne o uomini, ma lo si diventa, vi ho trovato ragazzi e trattato cercando in voi una promessa per questa società; siate degni della fiducia, riposta in voi.
In prossimità degli esami, sia di maturità che di facoltà, al compimento del mio 52° anno d’età, desidero salutarvi focalizzando alcuni concetti.
Vi ho preparati per essere una risposta a un bisogno. Quindi stimolati e arringati nel ragionare e porre in relazione i fatti tra loro. Sicuramente a molti ho dato come voto “zero”, quindi sgridati e inchiodati nei vostri balbettii e silenzi, ma con uno scopo ben preciso, costringervi a rispondere!
Il filo conduttore delle nostre analisi è sempre stato costante: selezionare tra molti particolari solo quelli fondamentali, studiarli, assemblarli in un ragionamento che stia in piedi e collaudarlo. Le sfide che ho posto, avevano questo unico scopo: indurre a raccogliere tutte le conoscenze e organizzare-arrangiare-osare-tentare una soluzione. La vita è questa. Lo è per voi, che l’avete tutta schierata e non ne siete coscienti, lo è per me, che per la maggior parte è ormai alle spalle e ne sono cosciente.
Indipendentemente dalla quantità di tempo che mi è stato concesso, ho chiesto chi tra voi sarà il nuovo leader della nostra comunità, ho cercato il genio e contribuito a formarlo. Chi sarà il nuovo Krugman per l’economia, o il Nash nei calcoli matematici sulla teoria dei giochi; a chi ci affideremo per trovare idee, concetti, punti di vista. Quale faro saprà illuminarci nella ricerca tra nessi e logiche, per meglio vivere quotidianamente? Quindi vi esorto a pensare per tutta la vita, per amare di più chi vi sarà accanto e pubblicare studi e sensazioni, affinché ogni giorno della vostra esistenza sia anche nostro, acquisendo più pazienza, più idee, più coscienza e umanità, che non vuol dire affatto solidarietà, ma selezione e identificazione per schemi culturali.
Ciò vuol dire che non esiste l’economia per tutti, ma va distinta a seconda dello schema sociale nel quale si vive. Imparai questi concetti tanti anni fa, scrivendo la tesi di laurea in economia, che applicai al Sud Africa dove allora, appena terminata l’apartheid, quel paese era di moda. Scrissi molto, ma quando poi cercai d’applicare, mi resi conto d’aver dimenticato l’aspetto sociale. Le persone modellano le soluzioni, tanto che l’una non è compatibile all’altra ed è per questo che esiste la scelta (forse libero arbitrio) tra più opzioni, concetto che vi ho insegnato, prevedendo il collasso sociale della Cina. Concludendo (tutto finisce anche se non sembra) non si nasce donne o uomini, ma lo si diventa, vi ho trovato ragazzi e trattato cercando in voi una promessa per questa società; siate degni della fiducia, riposta in voi.
venerdì 4 giugno 2010
mercoledì 2 giugno 2010
martedì 1 giugno 2010
sta partendo per il 10 giugno un corso di marketing aggressivo
marketing aggressivo significa redigere un piano di marketing e darsi una mossa sul mercato!
come fare un tema d'italiano - proposte e idee
COME SCRIVERE UN TEMA
Appunti di lavoro dalla cattedra di storia, italiano ed inglese – prof. G. Carlini
I suggerimenti contenuti in questo appunto vanno applicati sia nello sviluppo di ricerche che per temi o qualsiasi nota informativa venga scritta per spiegare qualcosa.
1. – leggere molto attentamente il titolo del tema e immaginare come svilupparlo. Il paragone con un cantiere per costruire una casa è centrato; fondamenta, muri maestri, piano terra e via via fino al tetto.
2. – porsi dalla parte di chi dovrebbe leggere quanto scrivete.
3. – le prime 4 righe andrebbero scritte al termine della stesura del testo, perché sintetizzano quanto avete pensato sull’argomento e cosa ci sia d’originale nel vostro tema. In pratica, anche se non scrivete queste domande sul foglio dove state sviluppando il tema organizzatevi rispondendo a:
a) perché vale la pena leggere questo scritto (3 righe)
b) quali sono i presupposti all’argomento (15 righe)
c) come oggi il fatto o quel certo aspetto è considerato, illustrandone i diversi punti di vista o possibilità di analisi (25 righe)
d) scegliere e motivare uno di questi aspetti e spiegarlo (22 righe)
e) conclusioni (10 righe)
si tratta di 75 righe ovvero due facciate di un foglio di protocollo e di una decina nella terza parte
Esempio di tema: la convivenza tra razze diverse è possibile?
Il primo modulo di 3 righe sviluppa questo aspetto: siamo alla ricerca di soluzioni di convivenza tra culture diverse pur sapendo che non possiamo farne a meno
Il secondo modulo di 15 righe: l’assenza di convivenza ha prodotto conflitti continui il cui costo è superiore a quelli di sopportazione nell’accettazione dell’altro. La prima guerra mondiale scoppiò perché i tedeschi ritennero d’essere migliori dei francesi e quindi gli inglesi più evoluti dei russi, gli italiani dei turchi……..
Il terzo modulo di 25 righe: nel mondo ci sono oggi culture non aperte al dialogo (islam fondamentalista) ed altre talmente disponibili, che sono entrare in una fase confusionale (occidente e post moderna). Grandi dittature come quella cinese si sono vestite con i panni del capitalismo tanto da apparire compatibili con le democrazie occidentali…………..
Il quarto modulo di 22 righe: tra dittature, fondamentalismi e società complesse la scelta che ritengo più completa è quella………….
Il quinto modulo, quello conclusivo di 10 righe: la prossima guerra sarà globale perché tale è lo stile di vita che coinvolge tutti ma non solo, sarà anche complessa, perché trasversalmente coinvolgerà le intolleranze tra civiltà, ma in profondità la lotta sarà tra chi ha meno e chi vuole continuare ad avere di più. Quindi il confronto sarà tra dittature che vorranno affermarsi e democrazie sulla difensiva; chi vincerà?
N.B.
Non fate frasi oltre le 2 righe.
Serve sempre un soggetto, un verbo e complemento oggetto (Io mangio la mela)
Ricordarsi le virgole ogni volta che la frase prosegue con “ma” o “chi-che” o che serve prendere aria nella lettura del testo.
Buon lavoro
Appunti di lavoro dalla cattedra di storia, italiano ed inglese – prof. G. Carlini
I suggerimenti contenuti in questo appunto vanno applicati sia nello sviluppo di ricerche che per temi o qualsiasi nota informativa venga scritta per spiegare qualcosa.
1. – leggere molto attentamente il titolo del tema e immaginare come svilupparlo. Il paragone con un cantiere per costruire una casa è centrato; fondamenta, muri maestri, piano terra e via via fino al tetto.
2. – porsi dalla parte di chi dovrebbe leggere quanto scrivete.
3. – le prime 4 righe andrebbero scritte al termine della stesura del testo, perché sintetizzano quanto avete pensato sull’argomento e cosa ci sia d’originale nel vostro tema. In pratica, anche se non scrivete queste domande sul foglio dove state sviluppando il tema organizzatevi rispondendo a:
a) perché vale la pena leggere questo scritto (3 righe)
b) quali sono i presupposti all’argomento (15 righe)
c) come oggi il fatto o quel certo aspetto è considerato, illustrandone i diversi punti di vista o possibilità di analisi (25 righe)
d) scegliere e motivare uno di questi aspetti e spiegarlo (22 righe)
e) conclusioni (10 righe)
si tratta di 75 righe ovvero due facciate di un foglio di protocollo e di una decina nella terza parte
Esempio di tema: la convivenza tra razze diverse è possibile?
Il primo modulo di 3 righe sviluppa questo aspetto: siamo alla ricerca di soluzioni di convivenza tra culture diverse pur sapendo che non possiamo farne a meno
Il secondo modulo di 15 righe: l’assenza di convivenza ha prodotto conflitti continui il cui costo è superiore a quelli di sopportazione nell’accettazione dell’altro. La prima guerra mondiale scoppiò perché i tedeschi ritennero d’essere migliori dei francesi e quindi gli inglesi più evoluti dei russi, gli italiani dei turchi……..
Il terzo modulo di 25 righe: nel mondo ci sono oggi culture non aperte al dialogo (islam fondamentalista) ed altre talmente disponibili, che sono entrare in una fase confusionale (occidente e post moderna). Grandi dittature come quella cinese si sono vestite con i panni del capitalismo tanto da apparire compatibili con le democrazie occidentali…………..
Il quarto modulo di 22 righe: tra dittature, fondamentalismi e società complesse la scelta che ritengo più completa è quella………….
Il quinto modulo, quello conclusivo di 10 righe: la prossima guerra sarà globale perché tale è lo stile di vita che coinvolge tutti ma non solo, sarà anche complessa, perché trasversalmente coinvolgerà le intolleranze tra civiltà, ma in profondità la lotta sarà tra chi ha meno e chi vuole continuare ad avere di più. Quindi il confronto sarà tra dittature che vorranno affermarsi e democrazie sulla difensiva; chi vincerà?
N.B.
Non fate frasi oltre le 2 righe.
Serve sempre un soggetto, un verbo e complemento oggetto (Io mangio la mela)
Ricordarsi le virgole ogni volta che la frase prosegue con “ma” o “chi-che” o che serve prendere aria nella lettura del testo.
Buon lavoro
Iscriviti a:
Post (Atom)













