La sintesi sul viaggio americano
di Giovanni Carlini
Molti mi chiedono mezzo email, delle anticipazioni sugli USA in merito alle imminenti elezioni del 4 novembre. A questo punto è meglio scrivere un breve articolo di sintesi, elencando i diversi passaggi a beneficio di tutti.
- L’attuale Presidente è stato una moda non un movimento politico o un personaggio di rottura con il passato. Ne consegue che come tutte le mode è finito. Non basta avere la pelle di colore per avere un ruolo e statura in grado di dirigere l’America e quindi l’Occidente. Servono idee, concetti, punti di vista e opinioni. Di tutto ciò il Presidente pro-tempore ne è sprovvisto. Sicuramente ha più carisma l’ex Capo di Stato maggiore Colin Powel, ugualmente di colore, ma dotato di attitudine al Comando. La similitudine tra il Gen Powel e l’attuale inquilino della Casa Bianca serve anche per chiarire che il razzismo non centra nulla in questa analisi.
- Il Sen McCain aveva un programma. Forse discutibile, ma certamente si è presentato agli Americani con delle idee. Il suo concorrente era e ne è ancora privo. Né la riforma sanitaria (modello italiano importato negli Stati Uniti) si può considerare una passo in avanti, quindi la confusione tra sacralità di Ground Zero e la moschea in costruzione che offende il senso comune di tutto l’Occidente. Quindi le massicce politiche di spesa pubblica applicando un tardo senso di deficit costing di keynesiana memoria, ora sconfessate dalla stessa esperienza tedesca. Si tratta, a ben guardare, di una successione impressionante di fallimenti.
- L’elezione di “mezzo termine” sancisce la fine pratica della Presidenza in corso. Per quella effettiva, in grado di dirigere il Paese si dovrà attendere ancora 2 anni. Il vero problema sta proprio in questa data. Necessita attendere due anni prima di uno sblocco della situazione politica americana. Il vero danno nella superficialità di un voto sbagliato è il blocco che la Nazione guida dell’Occidente subisce, coinvolgendo tutti noi.
- Gli USA erano e restano la nazione guida dell’Occidente e del mondo, perché solo l’unico vero grande laboratorio scientifico e sociale. Nessuna impresa, governo o università spende in avanzamento dello stato della tecnica e nella qualità di vita, come gli USA. Finchè le idee nasceranno ancora in America dove lo studioso, il professore e il ricercatore sono delle istituzioni, quindi il militare che serve la società, a cui si aggiunge il vigile del fuoco come eroe, quindi una società che cerca e vuole l’esempio trovandolo nell’uomo della strada, se tutto questo continuerà a vivere, l’America sarà ancora per decenni un mito.
- Gli Stati Uniti sono in crisi, ma hanno anche quel sistema sociale in grado di farli uscire dal grave momento, perché dotati di compattezza anziché litigiosità come in Europa e in Italia in particolare (nichilismo) Ciò significa che avere fiducia negli USA, è ancora saggio al netto di questi due prossimi anni di stop istituzionale, per il blocco che subirà la Presidenza dopo il voto di novembre, che consegnerà ai repubblicani il parlamento.
- Il punto è chi sarà la nuova presidentessa degli Stati Uniti d’America a novembre 2012.
- Non credo che la comunità afro americana possa ancora esprimere un suo candidato dopo che ha perso l’occasione bruciata dall’attuale Presidente.
- Puntare sui mercati americani è un affare, laddove si voglia sia presidiare quel contesto in attesa del suo risveglio, che avvantaggiarsi di mano d’opera a basso prezzo e alta capacità e attitudini tecniche (perfettamente il contrario di quanto offre la Cina) Con premesse di questo tipo non puntare sul nord America è obiettivamente sciocco, sapendo che la prima grande area commerciale a riprendersi dal grande sonno della crisi sarà appunto l’America.
domenica 10 ottobre 2010
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grande 6 il migliore
RispondiEliminaidee opinioni punti di vista al di là degli orizzonti !!!!