Mettiamola giù dura così siamo sinceri quanto diretti e cerchiamo delle soluzioni.
La crisi è forte e siamo in attesa di un secondo colpo le cui avvisaglie sono state anticipate dal Direttore della FED al Congresso degli Stati Uniti. Molti professori e studiosi fuori dal bavaglio del “non si può dire e non lo pubblicare perché produce allarme” sono concordi su un possibile collasso della Cina per ipercrescita e problematiche strutturali (non coordinamento tra un regime comunista e un’economia di mercato).
L’ingolfamento del paese asiatico andrebbe a tutto vantaggio degli Stati Uniti, costretti di fatto a riappropriarsi di quelle manifatture che stupidamente avevano ceduto alla Cina. Ciò significa una profonda revisione del processo di globalizzazione e delocalizzazione, che così troppo frettolosamente erano stati lanciati.
La Germania va bene e resterà la locomotiva dell’euro; in effetti è l’unico sistema paese sicuro su cui puntare. La Russia, i paesi arabi del Golfo o comunque emergenti restano folklore, perché privi di un’ordinata struttura di crescita.
Il vero problema su tutto il sistema economico è la stagnazione e la disoccupazione, destinata a perdurare negli anni per cui bisogna tornare a capire cosa non ha funzionato in Giappone, la cui crisi prosegue da 15 anni (mercato interno immaturo e connessi consumi non in grado di sostenere un’economia moderna).
In Italia il mercato è destinato a fermarsi o quantomeno a restringersi con una profonda ristrutturazione tra operatori. Molti nomi chiuderanno, falliranno o si lasceranno assorbire.
Il rapporto tra consumi privati e reddito va per forza di cose rivisto al ribasso (ma del resto, generalizzando, chi vive con il cellulare attaccato all’orecchio o sistematicamente al di sopra delle proprie possibilità, come non poteva subire un ridimensionamento?) Chi può restare sul mercato o come saranno le imprese che nasceranno dall’ingegno di una nuova generazione di disoccupati? Senza dubbio questi soggetti economici sapranno:
- operare su più mercati contemporaneamente compensando quelli in rallentamento;
- comunicare con i consumatori in forme dirette e motivanti fidelizzandone il rapporto;
- i consumi del futuro saranno caratterizzati da grandi guerre per la fidelizzazione;
- i consumatori del futuro saranno poco fedeli al marchio;
- i produttori offriranno gamme di prodotti differenziati per prezzi stroncando così la prerogativa del basso prezzo, che ha rappresentato la fortuna della Cina (e la sua maledizione). Questo aspetto è nuovo perché sinora, il basso costo del lavoro ha indirizzato le scelte di localizzazione produttiva, quando ora l’alto contenuto culturale delle maestranze ritorna nella sua importanza. I prodotti del futuro saranno realizzati nel mercato di consumo, ma differenziati per prezzi, accogliendo i più bisogni e tasche dei consumatori;
- il processo di selezione del personale sarà più rigido, perché si richiederanno maggiori conoscenze indipendentemente dall’età;
- le procedure d’acquisto della materia prima da parte dei produttori si faranno più rigide ed elaborate, applicando una rotazione dei prodotti molto alta. Non solo, la corsa nell’accaparrarsi l’ultimo manufatto, consentirà delle verticali cadute di prezzo verso i consumatori su quei beni in uso da pochi mesi. Ciò permetterà l’allargamento della base di vendita, aprendo alla guerra dei prezzi (metodo Wal Mart negli USA);
- le forti spese per pubblicità sono destinate ad essere sostituite e ridotte da quelle di fidelizzazione. In pratica passeranno da un massimo del 3% sul fatturato a un 1%;
- quelle bancarie, purtroppo, si attesteranno sul 5% del fatturato dal loro massimo 3% qual’era prima della crisi. Su questo versante il costo del personale scenderà dal massimo che era del 15% per fermarsi al 13% ma in compenso il costo dell’acquistato e lavorato dal suo massimo del 70% si attesterà definitivamente sul 50% grazie alla maggiore severità negli acquisti.
Queste e altre soluzioni saranno studiate e adottate dalle singole imprese, in un dibattito tutto interno a quel “comitato di crisi permanente” di cui si è già detto che rappresenterà il “braccio destro” dell’imprenditore. Ecco quindi la novità: bisogna cavarsela da soli muovendosi adesso. Buon lavoro a tutti.
lunedì 6 settembre 2010
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