lunedì 6 settembre 2010

Prime considerazioni sul viaggio di lavoro negli USA - estate 2010

Prime considerazioni (fine giugno 2010 a San Francisco)
Essendo passati 8 mesi dall’ultimo soggiorno americano (settembre 2009) il primo aspetto che devo assolutamente capire, appena giunto a San Francisco, sono gli effetti della crisi economica sulla vita di tutti i giorni degli americani. Il punto è semplice: si notano dei cambiamenti nella società civile per effetto delle difficoltà economiche esplose nel 2008?
Non solo, ma come deciso oppositore dell’attuale presidente degli Stati Uniti, desidero anche verificare se le previsioni non felici, che formulai alla sua elezione, sono rimaste chiacchiere o si sono trasformate sia in fatti, che argomento di condivisione con altri studiosi.
Sul primo aspetto “apriti cielo”, oltre alle mie personali considerazioni ne è nato un dibattito, qui negli USA tra specialisti, per cui ci stiamo “accapigliando”.
Sostanzialmente ho trovato molta più povertà rispetto alla fine dell’estate scorsa. La gente povera c’era e c’è sempre stata, ma ora è di più. Chi dignitosamente (molti) e chi “come al solito” nelle forme tradizionali della povertà, il numero complessivo è crescente e osservabile dalla qualità e quantità dei consumi. In una settimana d’osservazione non ho mai fatto la fila al supermercato per pagare alla cassa, mentre questo negli anni scorsi non accadeva, a parità di fascia oraria e di centro abitato. La cronaca più comune riferisce che oggi, al posto della droga da sniffare, c’è l’alcool che corre a fiumi, a cui segue il parco auto più vecchio del solito, abiti più lisi etc..
Un anno fa, tirando sul prezzo e solo grazie ad amici, 70 giorni di noleggio per un monovolume costarono 3.500 dollari, quest’anno 2.300.
La suite all’Hilton che in genere pago 80 dollari a notte (mi serve per azzerare il costo di ristorazione) ora la prendo a 60.
La notte si vedono meno persone in giro e più ubriachi. La televisione trasmette meno programmi culturali e più intrattenimento (è privilegiata la crisi del Golfo del Messico per il petrolio disperso in mare, rispetto ai grandi temi di politica internazionale e quelli sociali, che hanno sempre dominato l’audience) Perché sono cambiati gli stili di vita degli americani in così breve tempo? E soprattutto perché in Europa non hanno subito una variazione così profonda?
Ecco che ritorna attuale un tema dibattuto mille volte: noi e loro. Noi abbiamo la cassa integrazione, in grado di ritardare gli effetti sulla società civile della crisi economica e loro no. A parte il fatto che una qualche forma di tutela per 6 mesi c’è anche negli USA, ma concettualmente qui chi perde il lavoro, non ha più reddito subendo subito gli effetti della crisi in termini di contestuale calo drastico nei consumi. Su questo aspetto mi sento più europeo che americano, credendo nella validità sociale della cassa integrazione (ripercorro in ciò il pensiero macroeconomico di Keynes, per cui ai disoccupati si dia lavoro scavando al limite e per assurdo anche buche da ricoprire, l’importante è che ricevano un salario da spendere, consentendo all’economia di ripartire) però “loro”, gli amerikani, con quella “ruvidità sociale” che li contraddistingue stanno uscendo dalla crisi, mentre in Europa, ci stiamo entrando solo adesso, come ripercussioni sociali.
La conclusione è semplice: l’uomo per reagire va stimolato (lasciandolo nella crisi della sua povertà quando “ci casca”) o protetto e fatto crescere grazie alla cassa integrazione guadagni?
Relativamente al secondo aspetto, quello sul disastro politico del Signor Obama, abbozzo un sorriso quando il partito democratico accenna alla CNN di temere la perdita di qualche seggio a novembre, nelle elezioni di mezzo termine.

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