lunedì 6 settembre 2010

L’America è in crisi, ma il vero problema è l’assenza di prospettive

Che l’America sia in crisi francamente non è più una notizia; che anche l’area Euro lo sia è meno diffuso come concetto, ma altrettanto vero (tranne che per la Germania che ha saputo ben muoversi anche in questa congiuntura). Ciò che è curioso, studiando l’attuale crisi economica e sociale dal suo epicentro, gli Stati Uniti, non è tanto solo riconoscere il concetto crisi, ma vedere che non si hanno soluzioni, idee, prospettive, in pratica non c’è una via da percorrere.
La disoccupazione nel Nevada è del 14% (punto massimo nella nazione) mentre nel resto del Paese si aggira intorno al 10%, si vedono nelle stazioni di servizio delle famiglie che vivono dentro la loro autovettura, in quanto hanno perso la casa e probabilmente anche il lavoro. Le importazioni dalla Cina sono enormi e riguardano articoli di normale utilizzo per gli Americani, ormai incapaci di costruire l’ovvio (quel genere di beni che hanno grande mercato interno. Praticamente si vendono più penne e matite che aerei ad alta tecnologia). Così facendo gli Americani si ritirano nel fare solo “complessi e sofisticati macchinari molto costosi”, ma non soggetti a un largo utilizzo. In pratica “da queste parti” si progettano lo Shuttle e i computer, ma poi li si fa assemblare dai cinesi impoverendosi nella fase di costruzione, che è quella che assicura l’assorbimento della disoccupazione. E’ palese che una Nazione, per garantire la democrazia non può tollerare un livello di non occupati oltre una certa soglia. In Italia il terrorismo si affacciò quando il livello di inoccupati oltrepassò il 20%. La scusa ufficiale che usano in genere gli Americani per placare la loro coscienza, è che se il paese asiatico compra i debiti degli USA, allora sono da considerarsi degli “amici”, per cui delegare loro la produzione di base per le necessità dell’America è un “equo scambio”. Resta però il problema di fondo: fermare la montagna di debiti che gli Stati Uniti stanno accumulando. Ecco dove mancano sia gli scenari che le grandi guide, tra cui la Casa Bianca brilla per assenza.
La soluzione non è “vendere” i debiti, ma produrre per il mercato interno assorbendo disoccupazione ma qui, negli USA non lo dice nessuno, anzi non lo pensano neppure! Ecco dov’è la confusione, il non aver idee o progetti su cui indirizzarsi. Sapete dov’è “il criminale”? aver chiesto voti per dirigere un mondo non sapendo quali scelte lanciare: obama.
In conclusione, la crisi e tanto grave quando non si hanno idee, opinioni e punti di vista per affrontarla. Che momenti di riflessione o di rottura del mercato avvengano, fa parte della naturale evoluzione della vita, ma che non si sappia ancora come muoversi a 2 anni dal conclamarsi del fallimento di un sistema, pone un altro problema: ma chi studia, che cosa sta combinando?
In attesa che venga formulata una serie di alternative, per indicarci come poter gestire questo lungo momento di stasi (va ricordato che il Giappone è fermo da 15 anni) credo sia saggio che ogni Governo, Università, ciascuna impresa, riscriva “le regole di ingaggio”, chiedendosi cosa fare senza cercare le soluzioni nel già scritto, ma avviando una nuova ricerca originale nella lettura dei fatti.
La novità clamorosa è che mentre negli anni Trenta come Sessanta potevamo chiedere ai ricercatori l’uso di dottrine per affrontare il mercato, oggi questa possibilità non c’è più. Ognuno fa per sè ma chi non si muove perisce. Con questa impostazione tutte le aziende devono dotarsi di una loro politica commerciale, degli acquisti, del personale, di marketing e qualità. Tutte le imprese devono saper comunicare al mercato quale scelta hanno adottato e perché, aprendo così un dialogo in grado di consentire di restare in attività. Vivere è ancora più difficile rispetto a 2 anni fa, ma privarsi degli strumenti per organizzare una risposta è sciocco. Chiarito questo passaggio ora serve organizzarsi; come si fa?
Anche qui ci sono delle novità. Le aziende non possono più fare da sole, chi si chiude è perduto. Al contrario serve aprirsi all’Associazione di categoria frequentandone i più incontri, chiedere alle Università opinioni, leggere, studiare, ricorrere alla consulenza. Da questo mix, in cui l’imprenditore smette d’essere un operaio specializzato e assume le sue funzioni nel “pensare per agire”, ci sono le risposte per aprire una nuova stagione. Al lavoro!

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