lunedì 6 settembre 2010

Insight!

Come fa un ragazzino di 14 anni che sta per accedere al primo scientifico a leggere un testo universitario? E’ quanto mi è accaduto qualche giorno fa, tornato in Italia. Mio figlio cercando qualcosa di stimolante, mi chiede un libro specifico di cui avevo discusso a tavola, con tutta la famiglia, credo 5 anni fa.
Il testo è di Kurt Lewin (psicologo tedesco di razza ebraica, emigrato forzatamente negli USA) dove vengono descritti diversi esperimenti sul comportamento umano. C’è quello dove alcuni studenti infliggono ad altri compagni scosse elettriche crescenti, quell’altro della Tamara Dembo sulla collera quale problema dinamico che necessita d’una motivazione per attivarsi, l’effetto Zeigarnik (il cameriere che ricorda ordinazioni per centinaia di tavoli e le dimentica tutte al rientro a casa) e molti altri. Ebbene stimolato da questo mio raccontare e discutere tra una coscia di pollo e l’insalata, mio figlio ha custodito negli anni la curiosità di leggere, che adesso è maturata fino a chiedere espressamente questo libro. E’ palese che se non ci fosse stato l’imput, oggi il ragazzino leggerebbe altro, con probabile disperazione del padre!
Questo particolare mi consola non poco, perché ai miei clienti faccio spendere sempre diversi soldi nell’acquisto di una vera e propria biblioteca pertinente alla gestione aziendale, da cui traggo, durante la consulenza, sputi ed esempi, educando l’imprenditore ad andarsi a cercare la fonte dei miei ragionamenti.
E’ probabile che così facendo, anche altri, in azienda possano negli anni sfogliare “i sacri testi” del marketing, gestione risorse umane crescendo nella capacità di vivere l’impresa.
Tutto ciò però non basta, mi rendo conto che serve un passaggio in più, sul quale con il mio ragazzino ci stiamo arrivando, ma che vorrei anche“esportare” nelle imprese.
Il livello superiore si chiama insight.
Per sociologi, psicologi e psicanalisti significa attivare una capacità di reazione e apprendimento che non sia più successiva a sbagli e errori, ma creativa, modificando lo spazio circostante. Insomma il lampo di genio, che deriva da uno studio applicato.
L'apprendimento per insight è stato teorizzato negli anni '20 osservando, tra l’altro, anche il comportamento degli scimpanzé di fronte al compito di raggiungere un banana tramite l'utilizzo di una serie di bastoni di diversa lunghezza. La soluzione sarebbe stata montando insieme i due bastoni. Dopo lunga esplorazione degli strumenti a propria disposizione, quindi della gabbia e dell'ambiente esterno, lo scimpanzé all'improvviso (come per intuizione) trova la soluzione montando i due bastoni raggiunge la banana. Questo è avvenuto non per tentativi successivi, ma riconfigurando i diversi elementi del sistema (bastoni, gabbia, banana, distanze) al fine di raggiungere lo scopo. In gergo si definisce l' insight come una forma di ragionamento che, piuttosto d’analizzare un problema nei dettagli, tramite un processo di avvicinamento progressivo, consente di raggiunge la soluzione attraverso un'intuizione improvvisa. Sebbene le due forme di ragionamento siano spesso complementari (la progressiva e l’intuizione) l'insight è particolarmente importante nel risolvere problemi nuovi, per i quali le strategie mutuate dall'esperienza si rivelano spesso insufficienti.
La conclusione è semplice: abbiamo bisogno di un “qualcosa in più” che credo si chiami insight e la strada per ottenerlo è studiare, o chiamare in azienda chi cresce seguendo questo schema.

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