lunedì 6 settembre 2010

Il cervello se non lo usi lo perdi. Un luogo di meditazione per chi ha responsabilità

Il cervello se non lo usi lo perdi. Un luogo di meditazione per chi ha responsabilità
C'e' una strada, la 212 west, che collega Rapid City (Sud Dakota) a Billings (Montana) e prosegue fino al parco di Yellostone in Wyoming. Il tratto che vorrei fosse percorso da gente che lavora con la testa, è di 95 miglia, tra le due città.
L’itinerario è paragonabile a tanti altri che si sviluppano in tutta l'area poco a sud del confine canadese (c’è anche la 200 del Montana) e tutte hanno in comune un aspetto: la visuale su ampi spazi disabitati, in grado di dilatare al massimo la nostra capacità di percezione, volando con l’autovettura lanciata in velocità (75 miglia al massimo) su questo mare “vuoto”, ma ricco.
In un ambiente del genere, lo spazio circostante è assolutamente vuoto, drammatico, nella sua bellezza. Apparentemente privo di vita, pullula di altre forme viventi, che non riusciamo a capire e vedere. Questa è la prateria del west americano, troppo umida per essere un deserto, troppo arida per coltivarla. Ebbene il concetto su cui stiamo ragionando è se lo spazio che ci circonda (il campo visivo si estende normalmente su un piano di 25 kmq) può essere tradotto in idee, opinioni, punti di vista e grandi visioni oppure è solo qualcosa che si guarda.
In pratica vivere la città, con degli scenari molto definiti (vie, piazze, strettoie, gente, urla) favorisce il pensiero puro, quello che produce idee o per farlo serve anche lo spazio illimitato, quello che mette quasi paura nell’osservarlo, perché ci si sente soli su grandi distanze?
Credo, perché vissuto molte volte e qui torno sempre, che nell'apparente vuoto assoluto d'umanità, è possibile vedere quei particolari della propria vita e lavoro, che normalmente sfuggono, ma che sono invece fondamentali. Nel caso degli imprenditori le grandi visioni d’insieme sono il sale della loro vita, senza il quale tutto resta normale, per un quotidiano d’ansietà e logorio snervante, che nulla produce. Non dico che i manager non lavorino; assolutamente!
Affermo che lavorano male, facendo tutto, ma riflettendo poco, il che si misura in livelli di produttività bassi. Probabilmente si dovrebbe lavorare di meno o nella stessa quantità di ore, ma più con la testa, che con l’abitudine o con dosi sempre maggiori di rischio che non sempre è favorevole (anzi).
Ebbene dove si può imparare il metodo e sistema per usare più il cervello che l’azzardo? Del resto la mente è un muscolo; se non lo si usa lo si perde. Se quanto detto è condiviso, a questo punto serve uno spazio che sia riflessivo dove poter pensare. Questo “luogo” ha bisogno della solitudine assoluta, animata al massimo, solo dai propri cari per dominarlo specie se è cosi esteso.
Mi spiego.
Rendersi conto d’essere soli sulla 212 west, senza una casa nel campo visivo per miglia e miglia da utilizzare come punto di riferimento, o una stazione di servizio, quindi un paesino ogni tanto, o anche una macchina nel senso contrario, mette paura.
La paura per questo vuoto, va dominata da un atto di coraggio da trovare in se stessi, che dia logica e forza a quanto ci spaventa. Se questo è vero, ecco stabilito il nesso tra lo spazio geografico che ci circonda e la qualità e quantità d’idee che siamo capaci di produrre. Così facendo in uno spazio illimitato, inanimato, ma ricco di altre forme di vita, l'impegno nel cercare di possedere e capire quello che ci circonda, scatena maggiore sensibilità ai particolari, alla vista e al bisogno di vedere ciò che non si vede.
Ecco quell'esercizio formidabile che i nostri capitani di industria, rottamai, e metallari dovrebbero affrontare, spenti computer e cellulari: guardare per capire. Trovare alleanze, allargarsi oltre i confini, innovazione di prodotto, ricerca rivolgendosi anche alle università, investimenti, valorizzazione nelle relazioni umane e cultura per l’impresa forgiata nel silenzio del pensiero profondo. La conclusione è che per gestire un'impresa bisogna pensare con il cuore e la mente e per farlo, va spento il mondo intorno, aprendosi a una scuola che acutizzi i sensi e consenta di mettere a fuoco quello che non si vede, ma di cui se ne ha un gran bisogno, perchè i costi invisibili sono quelli che massacrano l'azienda. La mancata produttività ne è un esempio. Costo invisibile significa anche che con la stessa organizzazione esistente, si potrebbe ottenere di più di quello che normalmente si raggiunge. Per riuscire in questo esercizio serve una nuova mentalità. Benvenuti nella 212 west.

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