Breaking news
Quando i programmi televisivi vengono interrotti per comunicare una notizia importante, sui video americani compare una scritta: “breaking news”.
In questo momento in Montana, mentre scrivo, la TV ha fermato il palinsesto per annunciare che una tempesta si sta avvicinando, indicando le diverse località già colpite. Non è un uragano o tromba d’aria, però il vento è molto forte e si sta alzando sempre più; spero di poter inviare per tempo questo pezzo. Al di là delle condizioni meteo che cambiano con grande velocità, oggi ho ricevuto 43 email da clienti che servo come consulente, lettori e studenti, per ottenere un commento in merito alla notizia, di fonte francese, sul superamento della Cina sugli USA, in termini di consumi energetici pro-capite. Ovviamente se qualcuno pubblica un dato di questo tipo avrà fatto una ricerca specifica, per cui andare a contestare i criteri di analisi (come stanno facendo i cinesi) non è saggio. Preso atto del grande interesse, ecco una chiave di lettura.
Come al solito per analizzare un fatto non basta leggere i dati nudi e crudi, ma necessita entrare dentro le diverse situazioni.
Parliamo degli USA. Utilizzando un esempio, per un malato di cuore obeso la riduzione di peso è un fatto positivo o negativo? Gli americani hanno ricevuto un colpo al cuore e ora sono convalescenti, ma poco hanno fatto per rimuovere le condizioni critiche strutturali che hanno prodotto la grande crisi del 2008-2009.
Osservando questo popolo è facile percepire quanto siano obesi e affamati di consumo (spreco), il che rappresenta la stessa fame sia di cibo che di “cose”. Uno dei passaggi più importanti per risollevare l’economia statunitense, sarebbe quello di rendere meno frivolo il bisogno di consumo degli americani. Una nazione più sobria saprebbe recuperare il terreno perduto. La notizia (offerta dai francesi, che amano essere critici in forme distruttive su tutto e tutti – nichilisti!) che il popolo degli Stati Uniti stia consumando di meno a livello pro-capite, francamente rende il cuore colmo di gioia per chi segue le sorti dell’economia globale.
Ecco confermato come la lettura asettica di un semplice dato sia fuorviante se non collegata al contesto sociale, economico e politico del paese.
Per i cinesi cosa dire? La Cina soffre di un equilibrismo pericolosamente precario. E’ una dittatura che cerca di crescere con il capitalismo. Ci riuscirà? Il prezzo che il partito deve pagare, per restare comunista, in un mondo capitalista, è quello d’alzare a dismisura il benessere indotto da consumi di tutti i tipi e generi. Praticamente la situazione rovesciata rispetto a quella statunitense (ed è questo il motivo del tacito accordo cino-statunitense , da cui il concetto coniato con il termine “cindia”).
Quindi un governo dittatoriale per sopravvivere deve alzare i consumi, quando uno democratico per mantenere “il sistema” deve far dimagrire gli appetiti della sua gente. Cosa c’è di nuovo in questo?
Intanto ora ci sono 13 gradi e io ho lasciato il maglione in Italia!
lunedì 6 settembre 2010
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