La prima “green university” al mondo
A Fort Collins, in Colorado, ci sono 2 università: quella di Stato (CSU) e l’altra più commerciale e diffusa in tutto il West americano, che si chiama Phoenix University. La lotta tra loro è molto serrata misurandosi in numero di nuove iscrizioni annuali.
Oggi è in vantaggio la CSU perché, per la prima volta al mondo, è stato aperta una scuola di specializzazione post laurea (2 anni di corso) sui temi della green economy. Le materie di studio sono l’uso urbano dell’acqua, il comportamento sociale, impatto sull’agricoltura, energie alternative, il ruolo del governo, la sanità e quindi la ricerca per una teoria generale.
Oltre a questi aspetti ne esiste un altro. Alla facoltà d’ingegneria è stato affidato il compito di modificare il motore su 4 monovolumi, affinchè possano muoversi grazie all’energia solare all’interno del campus. Questo significa progettare ex novo un tipo di batteria e un rapporto peso/motorizzazione adeguato, laddove neppure le case costruttrici si sono impegnate.
Ogni tentativo di conoscere i dettagli tecnici della realizzazione sono risultati vani, perché il riservo è altissimo, in quanto è volontà dell’Università addivenire a un brevetto da commercializzare a vantaggio dell’Ateneo, utilizzando lo sforzo congiunto del corpo docenti e degli studenti così vincolati al segreto. Questa iniziativa quindi non è concordata con le case costruttrici le quali non sono (quelle americane) al momento interessate al progetto.
Nonostante ciò esistono in questo Paese, delle officine di riprogettazione per autovetture che modellano sia tipologie d’auto esistenti, che “inventate” ad hoc, per le più disparate necessità. L’Università di Fort Collins si è rivolta in Florida alla Gator Moto www.gatormotouv.com per essere aiutata nella realizzazione.
Chase,Brian, la cui email è Brian.Chase@ColoState.EDU è uno dei coordinatori universitari del progetto, svolgendo anche il ruolo di collegamento con la Gator per gli aspetti di progettazione ingegneristica.
Domanda: come siete arrivati a questo progetto?
Brian: l’università ha già in uso delle auto elettriche da diversi anni. Il passaggio dell’ateneo a “green” ci ha imposto non solo l’apertura di una scuola di specializzazione, con argomenti dedicati che ci venivano già richiesti dalla Pubblica Amministrazione, ma anche qualcosa di più concreto come la progettazione di un motore alimentato con batterie fotovoltaiche.
Domanda: qualcosa del genere esiste già?
Brian: si è stato giù studiato, ma è a solo livello sperimentale. E’ nostra volontà progettare, applicare e verificare la concreta esecuzione di questa idea, nel campo delle utilizzazioni “domestiche e locali”. E’ il caso di un idraulico, elettricista, impiegato che transita solo nell’area urbana, portando con sé l’attrezzatura da lavoro (fino a 15 quintali). A questo tipo d’utenza oltre il già esistente motore elettrico, che ha troppe limitazioni, vorremmo affiancare anche quello fotovoltaico, con potenzialità moltiplicate per 15 rispetto il primo.
Domanda: quali sono le metodologie e tecniche adottate?
Brian: è una domanda che sarebbe corretto rivolgere alla Gator.
L’intervista termina qui. Chiamata la Gator questa non risponde, ma indiscrezioni confermano che i problemi di progettazione sono i seguenti:
a) “trovare” una superficie radiante idonea e si pensa che 2 mq siano sufficienti, ma è più comodo applicare un tetto all’autovettura o coprire di piastrelle il cofano e la parte superiore della macchina, con il rischio di scottarsi se si dovesse porre la mano sulla superficie?
b) Nel caso si utilizzasse il cofano e il tetto dell’auto come superficie radiante, esiste un liquido freddo, per alimentare le batterie in base all’energia fotovoltaica?
c) Nel caso dell’applicazione di un tetto all’auto che potrebbe anche essere superiore ai 2 mq d’esposizione, dovrà essere aerodinamico tanto da modificare l’attuale estetica delle correnti autovetture che diventeranno “a 2 piani”;
d) Un forte impulso a questa idea viene dalle applicazioni spaziali del fotovoltaico, infatti alcuni ricercatori della NASA pare si siano messi in contatto con la Gator e collaborino con l’Università di Fort Collins.
Non è possibile andare oltre senza infrangere il segreto industriale. Sicuramente che questa idea approdi a qualcosa di commercialmente utile è relativamente importante, perché il concetto è chiaro: è in atto il superamento di una fase tecnologica.
La morale di questa storia è semplice: chi studia e svolge ricerca applicata, ha il potere di gestire il futuro. Questo vuol dire che non è più possibile immaginare i prossimi 10 anni con i canoni tecnologici di oggi (il riferimento corre al sorpasso cinese sugli Usa nei consumi pro-capite d’energia, ma se questa fonte fosse ormai obsoleta, cosa rappresenterebbe più il paragone?)
Il futuro è di chi lo costruisce nella ricerca tecnologica; forza Italia non restiamo spettatori!
venerdì 23 luglio 2010
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