mercoledì 29 luglio 2009

questo è il lago salato


questa è una pepita di sale dal lago saltato (utha)


C'è sempre posto per tutte le scelte; grande verità

A Elko, località del Nevada, la prateria, quella verde del nord s’incontra con il deserto. In questa cittadina, sospesa tra due mondi, ci sono molti distributori di benzina attorno all’autostrada, che si indica come I80. Ciò che mi ha lasciato perplesso, sono i prezzi praticati dalla pompa per le diverse benzine. Ebbene la più economica oscillava, nello spazio di 1 miglio, tra un 3,75 $ per gallone (1 gallone è pari a 3,8 litri) e i 2,48 di un altro distributore. Verrebbe da pensare che ci fosse la fila dove la benzina costasse di meno e invece no! Ogni distributore aveva il suo carico di lavoro più o meno come gli altri. I diversi automobilisti hanno accettato la varietà del prezzo, non considerando più il costo al gallone come un punto di scelta nel fare o meno rifornimento, ma affidandosi al marchio, all’illuminazione della stazione di sera, alla facilità d’accesso, alla qualità delle persone che ci sono alla cassa per pagare etc.
L’America è veramente grande e c’è spazio per tutti, anche i prezzi assurdi!

venerdì 24 luglio 2009

musiche per scorazzare nella prateria

quest'anno ho scelto come compagnia nella traversata del continente nord americano alcuni brani di musica classica.
Che sballo ragazzi.
Tendenzialmente "pallosa" devo riconoscere che nelle 10-12 ore che mi servono per coprire quelle 400-550 miglia che percorro un giorno si e uno no, i brani più profondi di "adagio" che riescono a pormi in comunicazione con il paesaggio sono:
Frédéric Chopin: Notturno in mi bemolle op.9 n.2 e quale secondo brano "Mazurka n.3"
Dimitri Shostakovich: Valzer II
Ennio Morricone: Gabriel's Oboe
Leo Delibes: Sous le dome épais
Piotr Ilic Tchaikovsky: Valzer dei fiori
Johann Sebastian Bach: Wachet auf Ruft uns die Stiemme e quale secondo brano "Aria sulla quarta corda"
Franz Schubert: Trio per pianoforte 2
Tommaso Albioni: Adagio
Anonimo: Giochi Proibiti
Antonio Vivaldi; Le quattro stagioni
Edvard Grieg: Peer Gynt
Samuel Barber: Adagio per archi
Giacomo Puccini: O mio babbino caro e quale secondo brano "Nessuno dorma"
Wolfgang Amadeus Mozart: Concerto n.21 e come secondo brano "Concerto per clarinetto in la K622 (Adagio)
Ludwing van Beethoven: Suonata "Al chiaro di luna"
Joaquin Rodrigo: Concierto de Aranjuez
Johannes Brahms: Sinfonia n.3
Pietro Mascagni: Cavalleria Rusticana

Gli USA, una locomotiva ferma in stazione

questo è il senso di uno studio in corso di pubblicazione sulla stampa. qui ne offro la lettura ai frequentatori del blog.
Grazie e attendo vostre considerazioni
http://ispitalia.homedns.org:8880/areablog/Soluzioni-in-ordine-sparso.pdf

martedì 21 luglio 2009

cercando di essere migliori

Great Falls si trova nel centro dello stato del Montana, nel nord degli USA al confine con il Canada. La si raggiunge con 12 ore di auto da Bismarck (la capitale del North Dakota) L’itinerario prevede un tratto di 200 miglia scarse di “autostrada”, altre 50 di statale (la 200 Montana Sud) e altre 250 miglia di statale 200 Montana West.
Ho visto un paesaggio bellissimo in grado di smuoverti dentro, sul quale si possono usare tante parole per descriverlo, ma ce ne sono solo alcune che sento importanti: a cosa mi serve tutto ciò?
Avevo bisogno d’immergermi NELLO SPAZIO umano organizzato. Volevo vedere “a perdita d’occhio in un sol colpo” fino alla fine dell’orizzonte, un’estensione enorme di terreno vuoto, nel senso di non abitato, ma dove ogni fogliolina è frutto del lavoro paziente di un uomo.
Ecco la clamorosa incongruenza. Per 250 miglia di strada tutta diritta non c’è una casa, non si vede nulla che sia di abitato (in realtà tra le colline spuntano ogni tanto i silos dei missili intercontinentali americani, qui dislocati, per una risposta nucleare massiccia in caso di attacco) poi qualche fattoria c’è per forza di cose, ma il tutto così diluito che non lo si vede.
Ebbene in questo chiasso da silenzio assordante che provoca il vento quando pettina i campi di grano, di mais e la stessa erba alta della prateria, una persona ha bisogno di capire, di sentirsi, di riflettere, di riorganizzare, d’allargare il proprio pensiero-sensibilità alla dimensione dello spazio che sta percorrendo. Se è vero che si è capaci di pensare in base e misura allo spazio che si vive, allargando a dismisura le visuali si dovrebbero, di conseguenza, anche ampliare e arricchire le idee come i concetti. Con questa teoria, che vivo profondamente, eccomi qui.
Lo spazio immenso, disabitato ma organizzato, diventa quindi pensatoio per diventare migliori. Sono qui “in una sorta di ritiro spirituale” per pensare di più, essere più sensibile, capire di più, accogliere di più, valere di più, allargare cuore e mente per contenere di più.
Ecco un tassello di un itinerario per una propria scuola umana che ci faccia essere migliori.

che emoziona provoca in voi questo paesaggio?


la prateria: che emozione!

Da Bismarck a Great Falls – cambiando il fuso orario. Galoppando nella prairie
Come faccio a dare voce e significato in parole a quello che ho visto e provato oggi percorrendo in 12 ore 550 miglia di prateria?
Ma andiamo con ordine.
Lasciata Minneapolis in 5 ore è stata raggiunta la capitale del Nord Dakota, una cittadina il cui nome è tutto un programma: Bismarck.
Ma che ci farà la memoria del Cancelliere tedesco del 1860 quassù al confine con il Canada? Tralasciando questi particolari “imbarazzanti”, trovo una città veramente ospitale, tranquilla, solidale verso il turista, non intasata da alcuna forma di fretta, ma neppure d’indolenza. La popolazione è tutta bianca e quando gli dico che vengo dall’Italia mi rispondono: perché è qui, cosa la spinge in una città dove nevica e c’è ghiaccio da ottobre a maggio?
Simpatico poi l’albergo che non mi ha fatto pagare una delle due notti perché le inservienti si erano dimenticate di montarmi il nuovo telo della doccia che qui si cambia ogni giorno, mentre le lenzuola si tengono fino a 3 giorni! (le incongruenze)
Comunque mi interessava questo stato, che non conoscevo, perché volevo vedere la prairie (prateria) quella verde, fertile, coltivata e non la solita brulla, bruciata dal sole (Kansas) o tempestata dagli uragani (Nebraska) In effetti ho trovato quello che cercavo: una mare verde. Uno spazio senza limiti che sciocca nella sua estensione, perennemente percorso dal vento che ne segna l’andamento sull’erba. La prospettiva però s’infittisce quando, lasciato il Nord Dakota con 12 ore di auto entro in Montana, per raggiungere Great Falls e percorro la statale 200 West.
Santo cielo che paesaggi e che emozione!

giovedì 16 luglio 2009

ecco la prateria


dopo la cavalcata di 700 miglia ora solo altre 473

il consiglio è quello di prendere l'atlante e scoprire percorsi, nomi e itinerari nuovi.
Fra poche ore parto nuovamente alla volta di Bismarck, nel North Dakota, percorrendo stavolta solo 473 miglia in una mezza giornata ovviamente.
2 giorni fa le 700 miglia sono state percorse in 12 ore di viaggio praticamente continuato (tranne benzina e necessità pratiche) da Detroit a Minneapolis da cui sto per partire (stato nel Minnesota - la regione dei 10.000 laghi)
Non è che trovo qualcuno di voi che fa l'autostop e lo carico su?

mercoledì 15 luglio 2009

domani cambio fuso orario

domani mi attende una cavalcata da 11 ore e mezza per 700 miglia passando da Detroit (Michigan) a Minneapolis (Minnesota) transitando per l'Indiana, l'Illinois e un lungo tratto di Winsconsis.
E' una cavalcata lunga che mi porta anche in un altro fuso orario dove passo dalle -6 alle -7 ore dall'Italia.
Amo queste corse senza fine, anche perchè si snodano su un itinerario molto particolare qual'è la prateria.
Chicago rappresenta il "cancello d'ingresso" per questa estesa regione che è troppo umida per essere un deserto, ma troppo secca per permettere agli alberi di crescere. Una regione dove i venti li vedi correre sull'erba, dove i centri abitati si fanno rarefatti e tocca percorrere tante miglia per trovare una stazione di servizio o un albergo. Spesso un tornado si fa sotto e spazza via tutto per far riapparire il sole cocente subito dopo. Qui il fronte nero della tempesta lo vedi; è lì che ti passa sopra. Scarica una quantità di acqua e vento da mettere paura tanto da doversi accostare sul ciglio della freeway, perchè non si vede più nulla dal diluvio che viene giù.
Poco dopo (in genere una quarantina di minuti) vedi il bordo della tempesta lambita dal sereno e quindi un'aria fresca che si fa torrida non molte miglia dopo e ritorna tutto come prima. Qui il silenzio grida qualcosa e mi piace percorrere centinaia di miglia sulle note di Verdi, Mozart, il lago dei cigni, la Travita e quindi il Bolero.
La somma di così tante emozioni, tutte insieme e concentrate da un'alba al tramonto, fa scuola per chi le sa cogliere e vivere.
La scuola consiste nel saper allargare, ampliare, le visuali e le percezioni, accorgendosi di quanto in genere ci passa sotto il naso e non lo capiamo perchè assorti da troppe cose in linea di massima futili.
Qui invece è freddo o è caldo, si è soli o con altri, c'è il sole che spacca le pietre o tira un vento che ti taglia in due. Qui è tutto molto diretto, molto espressivo e in grado di scenderti dentro senza ritegno; ecco in cosa consiste la scuola umana della prateria, quella in cui domani, per 11 ore inizio a percorrere. Se andassi sempre diritto in 4 giorni sarei sul Pacifico, ma ho le soste di lavoro nei diversi posti dove andare a raccontare e capire qualcosa, altrimenti qui a che servo?
La purezza della praterie (prairie in americano) è diversa da quella della foresta. Non più insetti, di quelli che ti saltano addosso, non più orsi, non più spazi compartimentati, laghetti e radure ma lo spazio, quello assoluto, divino dove abita Dio.
Lo spazio delimitato solo dall’orizzonte che aiuta a pensare “largo” cercando di occupare una dimensione enorme che se non domini mette paura.
Se il pensiero segue le dimensioni di dove si vive qui è esteso alla sua ennesima potenza e tutto si dilata: comprensione, capacità, ascolto, visuali, attenzione, pazienza e amore.
Queste cose vanno capite perché sono la benzina della vita quotidiana.
giovanni

domenica 12 luglio 2009

per chi ha voglia di sfogliare l'atlante...

Ormai un'epoca fa (3 settimane) sono giunto a Chicago (Illinois) dove stavolta ho usato il treno per recarmi in città e all'università, anzichè sorbirmi un traffico che è sempre assurdo in questa città.
3 giorni dopo con un balzo di 315 miglia in 5 ore sono arrivato a Detroit (Michigan).
Qualche giorno dopo da Detroit con 325 miglia e quindi 5 ore, sono entrato in Canada attraversando il ponte di Sarnia, ed ho costeggiato il lago Huron fino su, nella penisola di Bruce a 250 km da Toronto.
Li ho sostato nella foresta per 2 settimane.
Ora sono rientrato a Troy - Detroit passando per Flint, dove c'è un outlet molto grande e mi preparo martedi a un salto da 11 ore di auto per 730 miglia per raggiungere Minneapolis (Minnesota) dove mi fermerò 2 giorni per proseguire per Bismarck, ma questa è un'altra storia che vi racconterò.
Credo intelligente prendere un atlante e guardarsi la regione dei "grandi laghi" per seguire un itinerario alla portata di tutti.
In gamba - giovanni

giovedì 9 luglio 2009

osservazioni di fondo - foresta canadese, oggi

Nella foresta canadese ogni giorno transita un grande camion della nettezza urbana. Al suo interno c’è un solo personaggio che svolge sia le mansioni di autista, che di colui che carica l’immondizia a seconda della sua natura, in parti diverse del mezzo e, per i carichi più ingombranti, utilizza un montacarichi.
Tranquillamente, ma con determinazione i 55 km vengono coperti e puliti, ogni giorno, dallo stesso uomo con il medesimo mezzo pesante.
Quanti sono i salariati impiegati da noi per la medesima funzione e con un pari mezzo? Forse qui c’è una diversa cultura del lavoro, che fa quadrare conti. Una differenza non da poco, per cui in un momento di crisi, con l’impostazione alla canadese maniera, si può ripartire, quando in altre latitudini si resta nel guado.

mercoledì 8 luglio 2009

ma si può sapere perchè sono per 3 mesi "quassù"?

me lo chiedono in tanti e a questo punto è saggio scriverlo direttamente nel blog: che ci faccio quassù?
Seguendo molte persone e aziende, "succhio" da loro una massa di tossine, che "sputo" fuori in contesti estremi come quello della foresta canadese dove mi trovo da 2 settimane.
Qui c'è silenzio e di quelli che non ammettono deroghe.
In un paese esteso 9,9 milioni di kmq ci sono in Canada, 30 mil. di abitanti, quando, poco più a sud, negli Usa su 9,8 milioni di kmq ce ne sono 300 di milioni di abitanti.
Qui l'aria è fredda, pura, pungente.
Il buio è assoluto, i cieli sono stellati e l'intera foresta, da qualche giorno canta Pavorotti. Anche gli orsi, che al mattino "fanno colazione con me" passando davanti la baita, orami si sono abituati alle melodie che diffondo a pieno volume in quella foresta così silenziosa di un rumore che parla e strilla anche.
Qui non c'è il bene o il male, ma la morte o la vita in un circuito continuo.
Qui puoi ascoltare o il Silenzio o la Traviata che ho appena introdotto!
Oltre a questi due estremi, gli altri protagonisti sono l'acqua, il fuoco del falò che accendo, la notte a cui segue per logica naturale il giorno per cui non ci si alza per lavorare, ma perchè il sole è ormai alto.
Pensare qui è "facile", crearlo è l'aspetto più logico del mondo se fatto all'altro mondo, e tutto questo passeggiando dove a un certo punto, ti ritrovi in una radura colorata di giallo intenso, che si staglia sul verde e marrone della foresta.
Se i colori sono violenti, le emozioni non sono da meno.
Qui "sputo" fuori i malanni assorbiti dai miei amici e rioganizzo il pensiero, le strategie, tattiche e idee necessarie a proseguire, lottare e vivere.
Finito il "ritiro spirituale", mi fiondo nella fucina delle idee dove tutto si accavalla, modifica, amplia, muore e risorge con una velocità incredibile; gli Stati Uniti dove le idee sono denaro, potere, creatività, vita, cultura.
Non ci sono altri posti nel mondo dove ci sia una concetrazione di razze così intensa e tutti impegnati a pensare. Questo pensatoio del mondo, che non è la Cina, non è l'India, non è la Russia, fornisce tecnologia, tendenze, idee, pensiero puro e applicato, quello di cui ho bisogno per vivere e lavorare. Ecco perchè sono qui.
Cosa vado a raccontare se non studio, se non sento, se non imparo?
un eterno studente - il prof.

lunedì 6 luglio 2009

e poi c'è il 4 luglio


un saluto dal Canada - festa nazionale al 1° luglio


sulla Tremonti ter ecco gli appunti utili

a beneficio di tutte le imprese che gravitano intorno ai corsi di ISP ecco uno stralcio approfondito sulla Tremonti ter.
Il documento, per chi non l'avesse ricevuto mezzo email (riferito ai miei studienti) è linkabile al seguente indirizzo:
http://ispitalia.homedns.org:8880/areablog/La_Manovra.pdf
Desidero ringraziare nella formulazione di questo documento, in particolar modo lo studio da commercialista e paghe della Signora Toninelli, che on line, si è rivelata sempre pronta e disponibile nell'affrontare ogni tipo di problematiche a favore delle imprese.
Specifico on line, in merito alla capacità della Toninelli di agire, in quanto non è importante dove lo studio sia ai fini della gestione e analisi delle problematiche, essendo aperto a sevire senza problemi di distanza.
Grazie Francesca!

venerdì 3 luglio 2009

il gusto di un mangiare ingurgitato - dal Canada 3 luglio

E’ noto come qui in Nord America ci siano più obesi che in Europa. Molti, su questo aspetto hanno detto la loro, tirando un po’ “la coperta” da una parte o verso l’altra, esaltando la dieta mediterranea e quindi l’import americano di pasta, sughi (Barilla) e di olio extravergine. Ma per quanto si sostituisca il vino alla birra o peggio ai superalcolici, questi statunitensi e canadesi sono prevalentemente, nella vita privata (mai o raramente in quella pubblica) “sbronzi e grassi”.
Eppure le donne sono carine (visto con gli occhi di maschio latino in trasferta)
Evidentemente qui serve il sociologo per leggere come le persone interpretano il menù a tavola e non tanto da come i cibi sono composti.
Nel rituale coast to coast (3.500 miglia, 5 giorni di viaggio andando comodi) ho notato finalmente che qui, in Nord America il gusto non è mai singolo ma la somma di altri cibi messi insieme.
Mi spiego.
A noi in Italia piace la mozzarella, quindi il prosciutto, i pomodori, un pizzico di sale e dell’olio extra vergine, quindi infine del pane. La mentalità culinaria nord americana è decisamente più semplice: perché mangiare separatamente degli ingredienti, quando questi possono essere messi tutti insieme? Ecco che la caprese diventa un ottimo panino ripieno arricchito di salse di ogni genere. Descritta in questo modo, la cosa appare decisamente molto superficiale, ma va osservato come la somma di tanti gusti ne crei uno nuovo, che non è affatto la sintesi dei singoli. Più o meno come i figli per le coppie, che si nascono dalla loro unione, ma che pur esprimendone i caratteri assumono spesso vita propria.
In questo caso l’occhio da sociologo serve per estendere dal modo di concepire la tavola e la degustazione, lo stile di vita.
Da noi in Italia, sopratutto, abbiamo specialisti in economia ad esempio, che nulla sanno di sociologia perché hanno confuso la matematica con la psicologia. L’effetto pratico è la crisi in corso sotto gli occhi di tutti, che nessuno ha saputo prevedere perché troppo concentrato nel rispettivo ambito mentale.
Qui negli Usa c’è un aspro dibattito, sulle pagine dei più importanti giornali, tra uno storico dell’economia che da dell’analfabeta a un premio nobel per l’economia perché non riesce a vedere oltre la punta del suo naso.
Insomma la sintesi tra cibi, che ha qui creato un gusto nuovo, è il segnale di una mentalità che specializzandosi, ha perso la ampie visioni panoramiche, sole in grado, di farci capire quale rotta stiamo seguendo e se stiamo per entrare in collisione con un iceberg alla deriva.
Al contempo anche il gusto per il singolo alimento, vedi casa nostra, non ci reso immuni da un eccesso di specializzazione che ha ucciso la interdisciplinarietà, ma mentre da noi ancora nessuno se ne accorto, qui la polemica è feroce!
Per concludere: un nuovo gusto che derivi dalla massificazione di altri cibi è un ottimo modo per ingrassare senza capire il perché. La lotta all’obesità, nel Nuovo Mondo, può passare solo dalla separazione dei sapori per assaggiarne quantità distinte.
Al contempo l’orgia di sapere specialistico, in particolare di matrice europea, a cui il Nord America non è immune, non ci è più particolarmente utile, perché abbiamo bisogno di visioni d’insieme e integrate, sapendo che il particolare interagisce con mille altri passaggi. Ecco la lezione che si trae per gestire un’azienda o la nostra vita personale, vedendo mangiare la gente da queste parti.