Deserto del Mojave – California. L’intera prima settimana di agosto
Una settimana di deserto fa bene! Tanto per cominciare tornare in luoghi noti serve a capirli meglio e farli propri, ma oltre a queste considerazioni non particolarmente profonde, ciò che serve capire è che il deserto non risponde affatto a una condizione geografica definita, assoluta e immodificabile. Osservando la cittadina di Victorville, qui in California, sulla mitica Route 66 che vive nel deserto, e in questo indico solo un esempio, non si nota qualcosa di speciale o di particolarmente diverso rispetto altre località. Certo fa caldo, ma tutto sommato non è che sia una novità in questa regione. Eppure qualcosa di diverso ci dev’essere per forza di cose, altrimenti in che cosa consisterebbe vivere nel deserto? Ebbene la diversità risiede nel fatto che, a differenza di altri contesti, nel deserto la vegetazione, colture, abitazioni, fin ai centri commerciali tutto è frutto del lavoro dell’uomo. Mentre in una normale pianura o collina che sia un filo d’erba, un albero e forse dei frutti possono essere spontanei, qui è ugualmente possibile ottenere un ricco prato verde, ma serve lavorarci sopra.
Con questa osservazione allora il deserto non è più un concetto assoluto di vuoto e desolazione, ma è tale solo dove non è lavorato! Basta irrigare, organizzare, mettere e togliere per ottenere la vivibilità di un qualcosa, che altrimenti sarebbe non abitabile.
Se questa è l’osservazione nuda e cruda a livello paesaggistico-umano, il concetto è estensibile anche alla natura della personalità dell’uomo.
Cos’è un deserto nell’animo della persona? Per similitudine al contesto geografico appena descritto, si può pensare all’aridità umana come a un non fatto, non cesellato, non dedicato, non pensato, non voluto. Ecco che quindi da ogni patologia (la noia è una malattia) possiamo uscirne con un opportuno “sistema di irrigazione”, riportando a fertilità l’aridità.
Ok al concetto, ma praticamente come fare? Se l’epicentro del problema è nella sensibilità, ovvero nella nostra capacità di percezione della realtà, allora la soluzione è solo nell’attitudine per creare pensiero, ovvero studiare, pensare, osservare, capire, meditare. Ecco la cura. Pensare!
lunedì 10 agosto 2009
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La nostra sensibilità cerca molto di più, di quello che può darci la realtà. Per fortuna che l'immaginazione è infinita, godiamocela fino in fondo. Mi mancava, Prof. E'un piacere risentirla.
RispondiEliminaPietro De Padova
Caro Signor De Padova, questo blog lo abbiamo aperto apposta per non perderci di vista!
RispondiEliminaL'aspetto.