Superato San Francisco adesso non procedo più verso west, ma ho iniziato un lungo rientro su est, ovvero su un itinerario che il 28 mi riporta a Milano.
Lasciare il punto più estremo del mio itinerario è sempre un'emozione, come percepire che qualcosa sta per giungere al suo termine e obiettivamente non sai se andare oltre (ma ormai c'è l'oceano) o tornare indietro per altre 6.000 miglia e imbarcarsi per casa.
In tutto le miglia saranno 12.000, ma il ritorno è sempre veloce e con tassi di scoperta minori dell'andata. E' un fatto psicologico.
Adesso sono nel deserto del Mojave.
L'area si trova ad est della Valle della Morte a ridosso del confine con l'Arizona.
Di giorno qui siamo sui 50 gradi per scendere sui 15 la notte; del resto che deserto sarebbe altrimenti? Perchè sono qui? nel deserto non insegno a nessuno se non a me stesso ad ascoltare e guardare. Qui è veramente vuoto, sotto tutti i punti di vista, vuoto totale e assoluto. Qui forse vive Dio, qui probabilmente è cominciato tutto, qui da un pungo di sabbia è ipotesi condivisibile tutto abbia avuto inizio.
Il mio ritorno agli albori, a una purezza indiscussa quanto crudele, mi concilia con le cose importanti della vita: respirare, mangiare, pensare.
Ecco perchè mi aggiro in una landa dove dietro l'angolo puoi anche ritrovare il Demonio che tenta Gesù. ma questi lo scaccia via.
Qui impari a scacciare, ad accogliere, a essere mimetico, a recuperare quello che eravamo e tanto ci serve. Ecco perchè sono qui.
domenica 2 agosto 2009
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