giovedì 13 agosto 2009

cronache dal 20° mese di recessione - Flagstaff (Arizona)

Flagstaff 2.300 metri sul livello del mare (Arizona)
Quante cose da dire!
L’università locale è veramente molto, ma molto ben organizzata in campus, ovvero una cittadella nella città. Il costo di frequenza annuo per uno studente non residente in Arizona, in pratica mia figlia se riuscissi a convincerla, è di 17.318 $ a cui aggiungere 9.212 per vitto, alloggio, libri e altre tasse minori. A questo valore vanno aggiunti almeno 500 euro al mese per lasciargli qualcosa in tasca, il che vuol dire che il costo annuo per un figlio in una università minore statunitense è di 30mila euro. I corsi sono di 4 anni, ma considerandone 5 per sicurezza, più un altro per il master siamo sui 6 anni. A corollario di quanto detto, c’è da considerare quanto siano anche care le felpe e magliette con scritto università di Flagstaff!! (41 dollari per la felpa e 22 per la maglietta quando a San Francisco, altra piazza molto cara con 9.9 dollari se ne prendono 3)
Detto questo passiamo ad altro!
Flagstaff ha, dal 1897 un importante osservatorio astronomico privato, che oggi ha in forza ben 70 persone e l’onore d’aver scoperto sia il più piccolo pianeta del nostro sistema solare (Pluto) che delle tracce di fiumi su Venere (dall’astrofisico milanese Schiapparelli). Non solo, ma l’intera cittadina dal 1958 “è a bassa intensità d’illuminazione” nel senso che la notte le luci sono a bassa florescenza, per non disturbare il lavoro dell’osservatorio.
Fin qui le notizie di cronaca, ma veniamo all’essenza del concetto.
Lo spazio, l’immensità, il vuoto, il tutto e il nulla che si fa vivo. Insomma ascoltando le diverse spiegazioni che al centro forniscono ai visitatori, riemerge in me una vena comune che mi ha accompagnato in tutto questo viaggio: la naturalezza della morte. Si lo so è semi assurdo quanto affermo, ma qui, in uno spazio mutevole e sconfinato, “ascoltando le voci” d’intere generazioni che hanno qui lottato, costruito, distrutto e rifatto tutto da capo, vedendo d’un colpo d’occhio la storia di almeno 200 anni di sforzi individuali, pongo la mia vita, quella proprio mia e personale, su un piano di naturale evoluzione e conclusione senza il dramma e l’orrore della fine che naturalmente accompagna questo pensiero ed evento.
Nello spazio abitato dalla storia degli uomini, percepisco ora la fine come il naturale epilogo dell’inizio. Credo che questa sia la giusta sintesi di un pensiero complesso.
A questi pensieri di filosofia individuale s’accompagnano paesaggi tipicamente alpini di questa area dove tra sentieri, laghi, teleferiche e viste panoramiche da 4.000 metri, si ragiona sul 20° mese di recessione.

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