giovedì 20 agosto 2009

Il silenzio assoluto pieno di vita


Great Sands Dunes - Colorado


da Albuquerque (New Mexico) a Colorado Springs

Di Albuquerque francamente posso anche non ricordare nulla, perché non c’è qualcosa di particolare che meriti, bella invece la strada statale percorsa per raggiungere il Colorado, dove trovi questi spazi immensi non abitati, ma in cui senti la presenza dell’uomo che ti fa capire quanto grande sia questo Paese. In Africa, in Russia il vuoto (spazio non abitato) è realmente disabitato-disorganizzato non civilizzato. Qui in Nord America invece ogni ambito, per quanto non abitato è colonizzato! In pratica come sulle Alpi da noi, che ogni vallata, cima o fondo valle che sia, ha la sua storia, la sua strada, il suo passato e presente sociale-economico quanto morfologico.
Credo la che civiltà di una Nazione si misuri anche in questo: nella capacità di abitare ampie porzioni del suo territorio senza urbanizzarle.

giovedì 13 agosto 2009

una risposta a cui desidero dare evidenza a vantaggio di tutti

Ciao Signora Francesca! (in risposta a un intervento in questo blog)
Lei lo sa, io ho solo questa vita, altra non mi è concessa. Quello che riesco a sentire oggi l'ho guadagnato e conquistato, ma quanto non ho sentito "oggi" l'ho perso e non mi torna più indietro. Non scrivo queste parole con rammarico per una vita che per la maggior parte dei suoi giorni è ormai alle mie spalle, perchè di vite credo di averne vissute parecchie in una, ma al contrario scrivo queste righe con l'energia e la determinazione a voler vivere ancora di più e tanacememente meglio di ieri.
Se si dovesse entrare in questa logica non basta sentirsi più maturi o meno amati, ma al contrario più profondi e più pronti ad amare.
Non trova?Giovanni

cronache dal 20° mese di recessione - Flagstaff (Arizona)

Flagstaff 2.300 metri sul livello del mare (Arizona)
Quante cose da dire!
L’università locale è veramente molto, ma molto ben organizzata in campus, ovvero una cittadella nella città. Il costo di frequenza annuo per uno studente non residente in Arizona, in pratica mia figlia se riuscissi a convincerla, è di 17.318 $ a cui aggiungere 9.212 per vitto, alloggio, libri e altre tasse minori. A questo valore vanno aggiunti almeno 500 euro al mese per lasciargli qualcosa in tasca, il che vuol dire che il costo annuo per un figlio in una università minore statunitense è di 30mila euro. I corsi sono di 4 anni, ma considerandone 5 per sicurezza, più un altro per il master siamo sui 6 anni. A corollario di quanto detto, c’è da considerare quanto siano anche care le felpe e magliette con scritto università di Flagstaff!! (41 dollari per la felpa e 22 per la maglietta quando a San Francisco, altra piazza molto cara con 9.9 dollari se ne prendono 3)
Detto questo passiamo ad altro!
Flagstaff ha, dal 1897 un importante osservatorio astronomico privato, che oggi ha in forza ben 70 persone e l’onore d’aver scoperto sia il più piccolo pianeta del nostro sistema solare (Pluto) che delle tracce di fiumi su Venere (dall’astrofisico milanese Schiapparelli). Non solo, ma l’intera cittadina dal 1958 “è a bassa intensità d’illuminazione” nel senso che la notte le luci sono a bassa florescenza, per non disturbare il lavoro dell’osservatorio.
Fin qui le notizie di cronaca, ma veniamo all’essenza del concetto.
Lo spazio, l’immensità, il vuoto, il tutto e il nulla che si fa vivo. Insomma ascoltando le diverse spiegazioni che al centro forniscono ai visitatori, riemerge in me una vena comune che mi ha accompagnato in tutto questo viaggio: la naturalezza della morte. Si lo so è semi assurdo quanto affermo, ma qui, in uno spazio mutevole e sconfinato, “ascoltando le voci” d’intere generazioni che hanno qui lottato, costruito, distrutto e rifatto tutto da capo, vedendo d’un colpo d’occhio la storia di almeno 200 anni di sforzi individuali, pongo la mia vita, quella proprio mia e personale, su un piano di naturale evoluzione e conclusione senza il dramma e l’orrore della fine che naturalmente accompagna questo pensiero ed evento.
Nello spazio abitato dalla storia degli uomini, percepisco ora la fine come il naturale epilogo dell’inizio. Credo che questa sia la giusta sintesi di un pensiero complesso.
A questi pensieri di filosofia individuale s’accompagnano paesaggi tipicamente alpini di questa area dove tra sentieri, laghi, teleferiche e viste panoramiche da 4.000 metri, si ragiona sul 20° mese di recessione.

lunedì 10 agosto 2009

tratto dai miei appunti di viaggio

Deserto del Mojave – California. L’intera prima settimana di agosto
Una settimana di deserto fa bene! Tanto per cominciare tornare in luoghi noti serve a capirli meglio e farli propri, ma oltre a queste considerazioni non particolarmente profonde, ciò che serve capire è che il deserto non risponde affatto a una condizione geografica definita, assoluta e immodificabile. Osservando la cittadina di Victorville, qui in California, sulla mitica Route 66 che vive nel deserto, e in questo indico solo un esempio, non si nota qualcosa di speciale o di particolarmente diverso rispetto altre località. Certo fa caldo, ma tutto sommato non è che sia una novità in questa regione. Eppure qualcosa di diverso ci dev’essere per forza di cose, altrimenti in che cosa consisterebbe vivere nel deserto? Ebbene la diversità risiede nel fatto che, a differenza di altri contesti, nel deserto la vegetazione, colture, abitazioni, fin ai centri commerciali tutto è frutto del lavoro dell’uomo. Mentre in una normale pianura o collina che sia un filo d’erba, un albero e forse dei frutti possono essere spontanei, qui è ugualmente possibile ottenere un ricco prato verde, ma serve lavorarci sopra.
Con questa osservazione allora il deserto non è più un concetto assoluto di vuoto e desolazione, ma è tale solo dove non è lavorato! Basta irrigare, organizzare, mettere e togliere per ottenere la vivibilità di un qualcosa, che altrimenti sarebbe non abitabile.
Se questa è l’osservazione nuda e cruda a livello paesaggistico-umano, il concetto è estensibile anche alla natura della personalità dell’uomo.
Cos’è un deserto nell’animo della persona? Per similitudine al contesto geografico appena descritto, si può pensare all’aridità umana come a un non fatto, non cesellato, non dedicato, non pensato, non voluto. Ecco che quindi da ogni patologia (la noia è una malattia) possiamo uscirne con un opportuno “sistema di irrigazione”, riportando a fertilità l’aridità.
Ok al concetto, ma praticamente come fare? Se l’epicentro del problema è nella sensibilità, ovvero nella nostra capacità di percezione della realtà, allora la soluzione è solo nell’attitudine per creare pensiero, ovvero studiare, pensare, osservare, capire, meditare. Ecco la cura. Pensare!

martedì 4 agosto 2009

perdere il gusto delle cose semplici (è una stupidata della vita)

Non so perché, ma di quei 2 giorni, pur pagati a caro prezzo come costo di albergazione, mangiare e quant’altro, non mi resta nulla dentro. Eppure la traversata a piedi del ponte sulla baia di San Francisco, tra Sausalito e la città è stato spettacolare come sempre. Le nubi e il freddo “tiepido” hanno sempre spazzato, con la loro rituale furia questo cammino, ma stringi stringi, si bello, ma “noto & scontato come prevedibile”. Che abbia perso la capacità di godere delle cose semplici e abbia bisogno solo delle grandi emozioni? Certo che sarebbe un problema mica da ridere, quello di essere diventato “sofisticato” nell’apprezzare le cose della vita, perché rappresenterebbe un impoverimento drammatico! Devo darmi da fare perché questo non accada.

domenica 2 agosto 2009

lasciato l'ovest sto rientrando verso est

Superato San Francisco adesso non procedo più verso west, ma ho iniziato un lungo rientro su est, ovvero su un itinerario che il 28 mi riporta a Milano.
Lasciare il punto più estremo del mio itinerario è sempre un'emozione, come percepire che qualcosa sta per giungere al suo termine e obiettivamente non sai se andare oltre (ma ormai c'è l'oceano) o tornare indietro per altre 6.000 miglia e imbarcarsi per casa.
In tutto le miglia saranno 12.000, ma il ritorno è sempre veloce e con tassi di scoperta minori dell'andata. E' un fatto psicologico.
Adesso sono nel deserto del Mojave.
L'area si trova ad est della Valle della Morte a ridosso del confine con l'Arizona.
Di giorno qui siamo sui 50 gradi per scendere sui 15 la notte; del resto che deserto sarebbe altrimenti? Perchè sono qui? nel deserto non insegno a nessuno se non a me stesso ad ascoltare e guardare. Qui è veramente vuoto, sotto tutti i punti di vista, vuoto totale e assoluto. Qui forse vive Dio, qui probabilmente è cominciato tutto, qui da un pungo di sabbia è ipotesi condivisibile tutto abbia avuto inizio.
Il mio ritorno agli albori, a una purezza indiscussa quanto crudele, mi concilia con le cose importanti della vita: respirare, mangiare, pensare.
Ecco perchè mi aggiro in una landa dove dietro l'angolo puoi anche ritrovare il Demonio che tenta Gesù. ma questi lo scaccia via.
Qui impari a scacciare, ad accogliere, a essere mimetico, a recuperare quello che eravamo e tanto ci serve. Ecco perchè sono qui.

osservate queste forme fuse tra sabbia, dune e cielo


pensare per allargare le proprie visuali


molti mi chiedono di fare un corso per capire di più, ma senza la meditazione personale..ecco perchè sono qui


la meditazione nel silenzio


andando a scoprire le radici dell'Uomo nella sua solitudine


Higway 50 la più solitaria d'America - Nevada


foto dal vuoto che contribuisce a creare pensiero