mercoledì 15 luglio 2009

domani cambio fuso orario

domani mi attende una cavalcata da 11 ore e mezza per 700 miglia passando da Detroit (Michigan) a Minneapolis (Minnesota) transitando per l'Indiana, l'Illinois e un lungo tratto di Winsconsis.
E' una cavalcata lunga che mi porta anche in un altro fuso orario dove passo dalle -6 alle -7 ore dall'Italia.
Amo queste corse senza fine, anche perchè si snodano su un itinerario molto particolare qual'è la prateria.
Chicago rappresenta il "cancello d'ingresso" per questa estesa regione che è troppo umida per essere un deserto, ma troppo secca per permettere agli alberi di crescere. Una regione dove i venti li vedi correre sull'erba, dove i centri abitati si fanno rarefatti e tocca percorrere tante miglia per trovare una stazione di servizio o un albergo. Spesso un tornado si fa sotto e spazza via tutto per far riapparire il sole cocente subito dopo. Qui il fronte nero della tempesta lo vedi; è lì che ti passa sopra. Scarica una quantità di acqua e vento da mettere paura tanto da doversi accostare sul ciglio della freeway, perchè non si vede più nulla dal diluvio che viene giù.
Poco dopo (in genere una quarantina di minuti) vedi il bordo della tempesta lambita dal sereno e quindi un'aria fresca che si fa torrida non molte miglia dopo e ritorna tutto come prima. Qui il silenzio grida qualcosa e mi piace percorrere centinaia di miglia sulle note di Verdi, Mozart, il lago dei cigni, la Travita e quindi il Bolero.
La somma di così tante emozioni, tutte insieme e concentrate da un'alba al tramonto, fa scuola per chi le sa cogliere e vivere.
La scuola consiste nel saper allargare, ampliare, le visuali e le percezioni, accorgendosi di quanto in genere ci passa sotto il naso e non lo capiamo perchè assorti da troppe cose in linea di massima futili.
Qui invece è freddo o è caldo, si è soli o con altri, c'è il sole che spacca le pietre o tira un vento che ti taglia in due. Qui è tutto molto diretto, molto espressivo e in grado di scenderti dentro senza ritegno; ecco in cosa consiste la scuola umana della prateria, quella in cui domani, per 11 ore inizio a percorrere. Se andassi sempre diritto in 4 giorni sarei sul Pacifico, ma ho le soste di lavoro nei diversi posti dove andare a raccontare e capire qualcosa, altrimenti qui a che servo?
La purezza della praterie (prairie in americano) è diversa da quella della foresta. Non più insetti, di quelli che ti saltano addosso, non più orsi, non più spazi compartimentati, laghetti e radure ma lo spazio, quello assoluto, divino dove abita Dio.
Lo spazio delimitato solo dall’orizzonte che aiuta a pensare “largo” cercando di occupare una dimensione enorme che se non domini mette paura.
Se il pensiero segue le dimensioni di dove si vive qui è esteso alla sua ennesima potenza e tutto si dilata: comprensione, capacità, ascolto, visuali, attenzione, pazienza e amore.
Queste cose vanno capite perché sono la benzina della vita quotidiana.
giovanni

1 commento:

  1. Si, un'altro gruppo di emozioni forti...l'immensità degli spazi americani mettono per forza l'uomo in contatto con l'Essere superiore chiamato in tanti modi nelle diverse culture, ma chi viene qui si rende conto, tocca con mano che Lui c'è e allora ci si schioda da quello che si è stati finora e ci si rinnova...ci si tramuta per forza in un'altra persona, la mente non è più quella di prima, il modo di percepire le cose cambia, è capitato anche a me che in America ho vissuto 5 anni per lavoro, ho appreso di più in questi 5 anni che nel resto della mia carriera...l'Italia mi sembra "stretta" per come sono io, e questo è solo quello che mi porto dall'America...anche per me è stata benzina della vita!

    RispondiElimina