mercoledì 29 aprile 2009

Un esempio su cui riflettere: rapporti banca/impresa

ARTICOLO PUBBLICATO SULLA STAMPA IMPRENDITORIALE (area siderugia) - mese di aprile 2009
Un esempio su cui riflettere in queste ore
di Giovanni Carlini
I produttori cinesi possono accedere a finanziamenti in banca, praticamente quasi senza limiti e con interessi minimi a patto che comprino materia prima. L’agevolazione è solo per questa necessità ed è ovviamente pilotata dal governo. Giusto o errato?

LE PREMESSE
A tutti gli operatori del mercato, in Italia come all’estero, è noto quanto il Governo Cinese abbia già lanciato una campagna d’acquisti di materia prima, in tutto il mondo, utilizzando le ampie giacenze di valuta che ha accumulato dal 2002 (data d’ingresso nel mercato mondiale su chiamata dagli USA in un ampio processo di globalizzazione). A fine marzo sono stati “investiti”, su questo aspetto nel sostegno al mercato interno, ben 1,05 miliardi di dollari dallo State Reserves Bureau, per 590mila tonnellate di alluminio e 159mila di zinco, oltre a qualche altro metallo non ferroso.
Il motivo per cui questo articolo è scritto, non risiede nel commentare l’iniziativa del Governo che comunque ha una sua logica, sia se applicata nell’accaparramento di materia prima, che in particolare a entrare in posizione di leader negli assetti societari dei maggiori produttori mondiali. Qui vorremmo discutere della contemporanea azione dei produttori locali, che con lo stesso intento, forti di un appoggio bancario mai sperimentato sino ad ora, comprano-accaparrano a prezzi di mercato (bassi) materia prima, da utilizzare nel futuro.

LE BANCHE CINESI E QUELLE ITALIANE
Entrambi i sistemi bancari, il cinese e quello italiano, non hanno avuto particolari danni dai titoli tossici di origine statunitense.. Mentre sappiamo che le banche americane hanno investito (nel loro rapporto tra riserve e denaro prestato ai clienti) fino a 58 volte, quelle italiane si sono spinte mediamente su una leva finanziaria di 8 volte, mentre il progetto di una normativa bancaria globale ipotizza un rapporto ottimale di 10 volte. Dati sulle banche cinesi non ce ne sono, ma non c’è motivo di temere che si siano spinte oltre. Sicuramente in Italia c’è il problema di un’eccessiva esposizione verso l’est d’Europa, che per i cinesi verrebbe tradotto in posizioni aperte principalmente sull’Africa. A conti fatti, considerando questi parametri, sorge una domanda: perché gli istituti di credito cinesi si sono spinti così in avanti nel sostegno ai produttori di acciaio cinesi, a patto che accaparrino materia prima in tutto il mondo? E’ semplice! Loro sono una dittatura e noi una democrazia. Da loro uno decide, da noi un intero arco costituzionale. Ma anche al netto di queste profonde-profondissime differenze, il confronto resta ugualmente sul tavolo di analisi.

PURCHE’ SI ACCAPARRI MATERIA PRIMA
Il rischio bancario nel prestare denaro a bassi tassi, purchè investito in materia prima, assume per le banche un profilo molto basso se quest’azione è pilotata, garantita e controllata dall’organo di governo. Ovviamente in questo caso, ovvero la costituzione di una scorta strategica, presso le stesse aziende utilizzatrici, la valutazione di merito è riservata soltanto al governo in carica.

CHI SUGGERISCE AL NOSTRO GOVERNO UNA INIZIATIVA DI QUESTO GENERE?
I fatti, a titolo di esempio sono stati descritti, proseguire a ragionarci sopra non porta oltre se non nel chiedersi: chi può proporre una “italianizzazione” di questo spunto d’origine asiatica? Sicuramente se a muoversi fosse la UE (percorso forse lungo, ma decisamente più serio specie sotto campagna elettorale) si assumerebbe un peso e respiro tale da coinvolgere anche gli inquilini dell’altra sponda dell’Atlantico. Resta fermo un concetto: qui non si tratta di sostenere il prezzo della materia prima, perché figlio di una speculazione selvaggia che doveva finire e tale è accaduto. Al contrario il punto in questione è prepararsi al dopo, a quando bisognerà produrre nuovamente. Quindi discutere, ad esempio, anche di tariffe elettriche (in Cina i produttori lavorano con un risparmio dell’1% sui costi di produzione) per costruire il futuro. Chi può suggerire questi spunti al Governo Italiano?

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